Chi ha paura del Mein Kampf

E il prete editor finì accoltellato

Si suole dire che l’opera sia sempre migliore del suo autore, sottintendendo che dietro un buon libro o un bel dipinto c’è un brutto carattere, una biografia discutibile e azioni spregevoli. È una sciocchezza, io stesso ad esempio so di essere migliore della mia opera, e persino Adolf Hitler non era peggiore della sua.

Opera solitaria a sfondo saggistico e biografico, che nonostante la popolarità dell’autore e la fama che ebbe in patria e all’estero, nessun editore al mondo se l’è sentita di pubblicare per intero nelle sue 800 pagine, pesanti come mattoni nel giudizio del suo sodale e mentore Benito Mussolini.

Opera che ora, libera da esigibili diritti di pubblicazione, sarà finalmente editata in edizione integrale almeno nella sua lingua originale, a più congruo ludibrio dell’umanità tutta. Scritta in gran parte nel carcere dove l’autore scontava una lieve pena per reati di sedizione contro lo Stato, vuoi di suo pugno, vuoi dettata al compagno di cella, il filosofo in fieri Rudolf Hess, già prima di essere presentata a un editore ebbe necessità di un robusto lavoro di editing a cui generosamente si prestò il cappellano del carcere, uomo di lettere e di fervidi sentimenti antisemiti.

La stesura originale era di qualità talmente imbarazzante che quando l’autore, eletto dal suo popolo alla carica di cancelliere del Reich, volle liquidare i conti con gli incomodi del passato e gli oppositori del presente nella memorabile Notte dei Lunghi Coltelli, non mancò di far liquidare il suo editor che ancora conservava, ben celato, l’orrido originale.

Si dirà, scadente e pesante quanto sia, La mia Battaglia, prima edizione italiana Bompiani 1934, non lo sarà mai quanto le 2000 pagine de L’ebreo Internazionale, opera prima di Henry Ford, quello delle automobili e del fordismo, lette con ammirata passione e citate con riconoscenza in Mein Kampf.


[Numero: 7]