vivere a kabul

Tassisti

Ti ricordi, Renato, quell’inverno

del ’79? Dicembre e l’assurdo,

eppure memorabile, soggiorno

a Tashkent, squallida e grande,

gialla e sovietica, tra spiedini

bazar e popone essicato.

Per noi quasi vicina a Kabul,

a pochi giorni dall’occupazione.

Non vorresti, oggi, capire con me

l’aria, le ansie e i tormenti

di una immensa città della storia? Kabul,

già preda dei mongoli e patchwork

di popoli e lingue, passaggio

di orde e di onde feroci, magari pensando

a re Amanullah che girava in Rolls-Royce,

sciolse l’harem, sconfisse gli inglesi

e con Soraya, la regina che tolse

il velo dal volto, visse il suo esilio in Italia?

Potremmo farci, che so, tassisti, mercanti

al bazar, vicinissimi al cuore feriale,

al cuore vasto e molteplice,

insondabile e antico di Kabul.


[Numero: 53]