2116 nello spazio a caccia di ET

Molti pianeti simili alla Terra: lassù la vita è possibile

Sin dalla scuola primaria ci è stato detto che noi occupiamo una minuscola frazione dell’universo spazio-temporale: su di un orologio che inizia a battere con l’origine della vita l’uomo si è evoluto giusto un minuto prima di mezzanotte! Gran parte della moderna ricerca biologica è dedicata alla comprensione dei meccanismi molecolari che regolano le funzioni dei viventi, in particolare grazie all’impiego di modelli animali poiché si ritiene che ciò che si prova essere valido per un batterio lo è anche per un elefante. A sostegno di questa idea vi è l’universale conservazione di un unico codice genetico che lega la sequenza di basi nucleotidiche degli acidi nucleici alla sequenza delle proteine. I viventi hanno iniziato ad evolversi e diversificarsi dapprima negli oceani e successivamente sulla terraferma: questo fatto non è stato neutrale per il pianeta Terra, i viventi hanno profondamente trasformato l’ecosistema Terra. Questi cambiamenti sono oggi di una particolare intensità e rapidità tanto che si parla di “devastazione (o saccheggio) ambientale” da parte dell’uomo ed ancora vi è incertezza sulla valutazione di cosa significhi per il futuro della vita sulla Terra questa attitudine umana.

È all’interno di questa radiografia della situazione attuale che si colloca la domanda su come possa essere iniziata la vita sulla Terra, domanda che sottende una risposta (se possibile) attinente alla vita come la conosciamo su questo pianeta (processo materio-energetico basato sul carbonio) ma che certamente non esclude altri tipi e modalità di vita, tutti da definire proprio in base a quello che riusciremo a spiegare e capire dell’unico tipo di vita che conosciamo. Le ricerche sulle possibili origini della vita possono essere classificate in due principali tipologie: a) l’esistenza di un appropriato habitat e di una chimica adatta. Diversi dati sostengono la presenza di acqua su Marte (anche in forma liquida nel recente passato) e migliaia di esopianeti (circa duemila) sono stati trovati il che significa una alta probabilità che specifiche condizioni esistano su alcuni di essi, condizioni capaci di assicurare reazioni chimiche assai simili a quelle che si verificarono sulla Terra nel periodo prebiotico della vita. b) l’origine di strutture biologiche dotate di ordine capace di assicurare la riproduzione delle strutture stesse.

Recenti dati suggeriscono che semplici membrane biologiche possono facilmente originarsi per autoassemblaggio, crescere e regolarmente dividersi. Interessanti ricerche sono state fatte su “cellule artificiali” capaci di replicarsi ed evolvere. Molti degli esopianeti scoperti sino ad oggi sono molto diversi dai pianeti che conosciamo nel nostro sistema solare, alcuni sono bolle di gas mentre altri sono immense masse di ghiaccio: e però molti sono simili alla Terra con condizioni adatte alla vita così come la conosciamo. E dunque sorge la domanda se siano abitabili poiché alcuni di questi si collocano in quella che viene chiamata la “zona abitabile” del loro Sole così che le temperature e la presenza di acqua alla stato liquido sulla superfice dovrebbero permettere alla vita di svilupparsi. Ciò pare possibile. E così gli astrofisici debbono ora decidere quali di questi esopianeti merita di essere visitato alla ricerca di vita extra-terrestre!


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