2116 nello spazio a caccia di ET

L’inimmaginabile è l’unica certezza

Mio nipote è fermamente convinto che prima o poi metterà piede su Kepler 452-b. La sua convinzione proviene da una placida, serena certezza che quello sia il suo ovvio destino. A tratti riflette anche sulle opportunità che gli offre la realtà più complessa di Kepler 186-f, ma il fatto che la stella di quel pianeta, una tiepida nana rossa, sia così vicina allo spegnimento, lo induce a concentrarsi sulla più rassicurante attesa di vita di 452-b. Quando parlo di certezze non sto scherzando, e lui scherza meno di me. Intendo, ad esempio, che a tal proposito, per avviarsi per tempo alla carriera interstellare, e solo per questa ragione e contro i consigli dei suoi insegnanti, si è iscritto al liceo scientifico, e il fatto che non riesca a superare la barriera del 4 sia nella versione orale che scritta della matematica e della fisica, e il suo pervicace rifiuto a qualsivoglia forma di esercizio fisico tonificante di una complessione piuttosto gracile, non li considera affatto segnali di una dirimente inopportunità, né indugia su considerazioni alternative, foss’anche un onorevole ripiegamento su un più abbordabile viaggio interplanetario per Marte.

Lui è un viaggiatore delle stelle, la sua adolescenza ha uno sguardo intergalattico. Voglio sperare che non sia il solo. Jack London scrisse un romanzo, Il Vagabondo delle Stelle, che racconta di un tale prigioniero di un buio pozzo che si salva dalla pazzia prendendo a vagabondare negli spazi siderali. London non era un freak strafatto, quell’uomo ha passato un bel pezzo della sua vita alla concreta ricerca di cavarsela in questo fottuto mondo, egli stesso più volte si è sentito ficcato nel fondo di un pozzo. E tutti quanti noi, se ancora non abbiamo l’anima avvizzita e stremata, è oltre l’ultimo orizzonte ragionevole che volgiamo lo sguardo. Come London e mio nipote placidamente, serenamente certi dell’inimmaginabile.


[Numero: 9]