vivere a kabul

La prima volta al mare

Ho visto un afghano una volta, era in riva al mare. Era un mare bellissimo, qui da noi in Liguria, e lui era proprio un pashtun, vestito da pashtun, con i baffi da pashtun e quel buffo berretto a forma di torta di mele che portano i pashtun. Era talmente afgano che mi pareva ovvio che fosse armato, magari qualcosa sotto la sua giacca abbottonata nel mezzo di giugno, ho chiesto al suo accompagnatore e mi ha risposto con un cenno che no, non era armato, però lo ha fatto senza sorridere. E intanto l’afgano se ne stava lì in riva al mare e se lo guardava, le mani dietro la schiena, le scarpe di finto coccodrillo a un pelo dall’acqua; era il tramonto, nella spiaggia non c’era più nessuno, solo lui che guardava il mare, sembrava una fotografia. È la prima volta che vede il mare, mi ha informato l’accompagnatore, ho preso coraggio e gli ho chiesto se gli piaceva quel bellissimo mare, lui ha fatto un cenno come dire mah, non saprei, ne ha preso un po’ con le mani a coppa e se l’è bevuto senza fare una piega, tutto d’un pezzo come un vero afgano, poi con la mano mi ha indicato tutto il mare, tutto quanto fino all’ultimo orizzonte e mi ha chiesto se era salato dappertutto o solo lì dove l’aveva preso. Ovunque, l’ho edotto con sincero entusiasmo, parlavamo tutti e due l’inglese delle portinerie d’albergo a tre stelle, ci capivamo benissimo. Nel suo paese non c’è molto sale, ha tenuto a giustificarsi l’accompagnatore. Nel suo paese quell’uomo era membro di un famoso clan di uomini coraggiosi e battaglieri, aveva personalmente combattuto contro russi e taleban, era stato poi trovato per caso in una prigione di Kabul, era finito lì da qualche anno senza una ragione precisa, e comunque il suo nome non era segnato nel registro, così il suo accompagnatore lo aveva requisito per una missione umanitaria importante, non saprei quale.


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