Deserto il codice segreto della storia

La carovana delle donne del Sahara

«Mi fanno male gli occhi dottore, il vento brucia e la sabbia irrita». «Quanti anni ha, signora?» «Non lo so, diciamo 41». Seduto nel povero ambulatorio dell’oasi di Bilma, nel cuore del Niger, il medico scruta la paziente avvolta da capo a piedi nel tessuto dai colori accesi, il volto solcato da almeno mezzo secolo di rughe. Condoje coglie il suo sguardo scettico e ride: «So contare solo fino a 41».

Condoje è appena arrivata da Bedouaram dopo venti giorni di viaggio attraverso 560 km di dune. Fa parte dell’unica carovana interamente femminile del Sahara, l’orgoglio dei toubou, la più antica delle tre grandi etnie del deserto a cavallo tra Mauritania, Niger, Mali, Ciad, Algeria, nord Sudan e Libia citata già nelle Storie di Erodoto. «Le femmes des sables», le donne delle sabbie filmate da Nathalie Borgers per l’omonimo documentario, hanno smontato le tende di foglie di palma e legno di acacia alla fine della primavera e si sono incamminate sulla via del sale, la rotta commerciale che un tempo era il fine ultimo dei nomadi di Niger e Ciad e oggi rappresenta un modo di vita. Condoje e le altre hanno percorso una quarantina di km al giorno con i cammelli, prestati loro dagli uomini, per venire a Bilma a vendere le capre e gli asini di cui sono invece proprietarie: con il ricavato del mercato comprano profumi, essenze, prodotti di bellezza e altri di uso domestico, mentre con quello che guadagnano raccogliendo datteri quando sono in città faranno scorta di cereali e tessuti.

«I toubou sono un’etnia peculiare in cui le donne sono particolarmente indipendenti, rispondono come tutte le nomadi alla regola dei 100 cammelli per un uomo e 50 per una donna ma educano i figli in assenza della scuola, viaggiano armate in carovana, gestiscono il matrimonio e l’eventuale divorzio con tenacia impermeabile alle pressioni del clan», racconta il geografo e guida sahariana Rocco Ravà, uno che ha praticamente iniziato a gattonare nel deserto quando il padre ha fondato “Spazi d’avventura”, l’agenzia referente mondiale per il Sahara centrale. Rocco è una finestra aperta sulle signore delle dune. Le descrive cucinare il pasto di ogni giorno, una polenta a base di miglio e latte. Preparare la ghirba, la giara realizzata con la pelle della capra sgozzata in cui trasportare l’acqua. Tessere le stuoie rigide per le tende da accampamento e arrotolare sul dorso dei cammelli capaci di portare fino a 180 kg la plastica per quelle da viaggio: «La plastica è il metro della sovrapposizione tra tradizione e modernità. Molti degli oggetti quotidiani, dalle infradito alla radio alla torcia, sono made in China e si acquistano a Dirkou, nel nord del Niger, lo snodo del commercio e anche dei clandestini diretti in Libia». Al polso di Condoje, Mariama, Amina, si vedono orologi digitali Casio, ma non vengono usati per scansionare il tempo, che segue il ciclo della natura, né per contare, dal momento che tra i nomadi analfabeti l’unità di misura è il cammello: servono a tenere a mente con la suoneria le cinque preghiere rituali dell’Islam.

«Il deserto nell’immaginario occidentale è l’infinito, mentre invece non è mai vuoto, ospita mille forme di vita, è la metafora delle lenti con cui l’occidente guarda al mondo arabo», osserva la tunisina Mounira Khemir, docente di estetica a Parigi e curatrice di mostre come quella meravigliosa del 2000 alla Fondation Cartier intitolata “The desert”. Nel 1984 suo fratello Nacer Khemir ha girato Les baliseurs du désert, i figli delle Mille e una notte, primo bel film della trilogia sul Sahara.

Le toubou sono il pieno nel vuoto che pensiamo costituisca il deserto. In una conversazione notturna tra Amina e Mariama la prima racconta all’altra il suo divorzio dal marito violento: è il destino, commenta mentre pettina con burro di vacca l’amica che a sua volta le massaggia i piedi con l’olio. Non si deroga alla bellezza femminile nel Sahara, dove i matrimoni sono combinati tra clan diversi, per accrescere il capitale, ma gli uomini e le donne più giovani cominciano a volersi scegliere le spose quindicenni diminuiscono. Tra le etnie toubou, tuareg e kanouri ci sono oltre 4 milioni di nomadi in movimento a fusi diversi tra le dune che vanno dalla Mauritania al Nilo, alcuni si sono stanzializzati sotto la pressione della modernità o dei regimi come quello di Gheddafi anni ’70, altri resistono bilanciando le tempeste di sabbia e quelle elettromagnetiche dei telefonini attivati nelle oasi con i ripetitori.

Quando fa buio Condoje può riposare gli occhi doloranti. È il momento di sdraiarsi sulla schiena e chiacchierare tra donne di cose di donne. Mariti, figli, sogni. Uno dei racconti più ascoltati è quello dei film o delle serie che le più fortunate hanno guardato accovacciandosi mute davanti alla tv a tubi catodici durante la sosta nell’oasi. La narrazione corre con la fantasia fino al risveglio spesso violento del deserto. E si riparte.


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