Erdogan Il sogno del Sultano

Stampa sotto controllo

Can Dündar e Erdem Gül, due giornalisti del giornale Cumhuriyet, il più antico della Turchia (fondato nel 1924, due anni dopo la nascita dello Stato), rischiano l’ergastolo per aver reso pubbliche delle informazioni circa l’invio di armi in Siria da parte della Turchia. A gennaio è stato rilasciato dal carcere l’iracheno Mohammed Rasool, ultimo di tre giornalisti di Vice arrestati a fine agosto 2015 per aver filmato scontri tra la polizia e manifestanti del Pkk (il Partito Curdo dei Lavoratori); gli altri due di nazionalità inglese erano stati rilasciati dopo undici giorni di isolamento. Ad ottobre 2015, poco prima delle elezioni parlamentari, il governo ha preso controllo della Koza İpek Holding, una delle principali compagnie operanti nel settore dei media e che gestiva alcuni giornali di opposizione al Presidente Erdogan (favorevoli a Fethullah Gülen, predicatore islamico un tempo vicino al governo). Sono solo gli ultimi, clamorosi casi di una stretta del potere sui media in atto da almeno cinque anni a questa parte. Per Reporters Sans Frontières la Turchia è al 149emo posto su 180 paesi per la libertà di stampa. Dal 2013 il paese è classificato come “non libero” secondo Freedom House, uno dei principali think tank a tutela della democrazia e dei diritti umani. Il 2013 fu l’anno delle proteste a Gezi Par, da allora Erdogan accusa gruppi di pressione e paesi stranieri di cercare di manipolare la politica e l’informazione all’interno del paese. Il conflitto con i curdi, il genocidio armeno, il vilipendio allo Stato o le offese verso l’Islam sono tematiche estremamente sensibili, usate spesso per accusare i giornalisti. A queste oggi si aggiunge anche quella di sobillare il terrorismo.


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