Populismo come è vecchia la nuova politica

Se il popolo rema contro

A volte penso a come sarebbe tutto quanto più bello se non ci fosse il popolo. Anche la democrazia perderebbe quel suo sgradevole sapore di ossimoro e diventerebbe una faccenda di un qualche interesse senza il popolo a remare contro. Perché al popolo gli viene l’angoscia quando si trova il potere tra le mani, anche l’avesse agognato fino alla rivoluzione, e non vede l’ora di darlo via, anche a gratis. Dico popolo, ma il popolo è un equivoco romantico non è un fatto. Il fatto sono le masse. Sgradevoli anche solo a vedersi. Il popolo invece è bello. Anche solo dirlo è bello, notare la differenza che fa mettersi tra le labbra massa e mettersi popolo. Il popolo è bello perché uno se lo fa come vuole, è un’idea, un’astrazione, è una canzone, è un sentimento. Infatti vediamo bene che ci sono quelli che amano il popolo e ci sono quelli che odiano il popolo, e non portiamo memoria di chi abbia meditato un ragionamento che fili intorno al popolo. Se ti togli di bocca il popolo e ci metti le masse, allora si capisce. Le masse son ben studiate e si comprendono bene, sono misurate, stimate, si possono dislocare, sezionare, analizzare, vendere e comprare, sono un fatto, appunto. Un fatto piuttosto disdicevole, visto che essendo pura quantità la massa è intrinsecamente stupida, e qui non parliamo di argilla ma di umani. Notare a tal proposito il potente effetto attenuativo ottenuto aggettivando masse con popolari. Le masse popolari suonano molto meglio, sono più melodiche. Una bella canzone. Ma ciò non toglie che parlare a nome del popolo e governare in suo nome è una bugia, volta a volta trucemente cinica o languidamente romantica. Infatti il populista ama il popolo ma governa le masse. Perché il potere, e il populista è sinceramente dedito al potere, mette le mani sui fatti non sulle corde di una chitarra.


[Numero: 12]