Erdogan Il sogno del Sultano

Ma Suleyman era un’altra cosa

Adesso c’è questo Recep Tayyip Erdogan che gli ha preso la mania della metempsicosi e si crede la reincarnazione del sultano Suleyman. Ma per favore. Suleyman, ce ne fosse. Brevi cenni biografici tanto per capirci. Quel figlio degli Unni pronipote di Attila, genoma siberiano, fece del suo regno il più grande e duraturo impero dell’età moderna e di Costantinopoli la più grande e viva metropoli del mondo, cominciando a sgobbare duramente da bambino su scienze, filosofia, letteratura e strategia. S’è fatto la gavetta amministrando le province più ingrate, l’hanno sbattuto a vedersela con i genovesi di Crimea, parlava la loro lingua, che è tutto dire, il suo amico del cuore è stato per tutta la vita uno schiavo che è cresciuto con lui mangiando dallo stesso piatto. Suleyman non si era fatto solo il Sultano degli ottomani e Califfo dei credenti, ma Qaysar, Cesare, dei latini, come a dire erede dell’impero di Roma, non so se mi spiego. Si fidava talmente poco dei credenti, divisi in cento fazioni e sette, e occupati a scannarsi in strazianti diatribe teologiche, che per gestire lo stato con la più alta e complessa burocrazia mai concepita e l’esercito meglio organizzato, si andava a prendere gli infanti dei cristiani, se li portava a Costantinopoli, pro forma li convertiva e ne faceva la élite imperiale. Tant’è che un bel po’ di famiglie musulmane si fingevano cristiane per mandare i loro figli a fare carriera. Suleyman, Il Magnifico lo chiamavano i sovrani d’Occidente, più modestamente e appropriatamente Il Legislatore, era per i turchi. Recep, caro il nostro Recep, qui è una questione di buon gusto, c’è della classe se posso dirlo. Molti altri imperatori hanno avuto gli ottomani, ma i cittadini turchi e il mondo si ricordano solo di lui, e non perché intrallazzava sul mercato dei profughi e teneva al suo posto la stampa.


[Numero: 14]