Populismo come è vecchia la nuova politica

Ma i caudillos sono in ribasso

Ormai la frequenza con cui si usa a sproposito il termine ‘populismo’ nel dibattito politico è impressionante, ed evidenzia indirettamente sia la pochezza delle categorie politiche con cui si analizzano realtà complesse, sia l’uso del termine come arma di distruzione del nemico politico. Ma in America Latina, ovvero nell’area in cui più si è parlato di populismo in passato, esiste (ancora) oggi un fenomeno del genere?

Effettivamente nel corso del XX secolo in diversi paesi latino americani vi sono stati populismi, di solito caratterizzati da: contesti sociali frammentati e in-distinti, propri di società che si stavano creando sotto la spinta dell’immigrazione dall’Europa ; una realtà culturale in cui emergevano caudillos, ovvero leaders con un proprio seguito per-sonale; una politica in cui era impensabile costruire istituzioni intermedie fon-date su conflitti forti e stabili, come quello di classe; e da una realtà istituzionale democratica caratterizzata da regimi presidenziali di solito con un sostegno diretto o indiretto dei militari. E oggi?

L’affermazione della democrazia in America Latina ha fatto emergere una divisione netta tra due gruppi di paesi. Il primo, di cui fanno parte, ad esempio, il Costa Rica, il Cile, l’Uruguay e anche il Brasile, in cui i meccanismi procedurali della liberal-democrazia sono stati pienamente accettati e sostanzialmente realizzati. Ovvero in cui insieme al riconoscimento di diritti e libertà vi è un qualche controllo elettorale degli eletti, a cominciare dai presidenti, e una supervisione effettuata attraverso altri organi del regime democratico, quali la corte suprema, i tribunali elettorali, la corte dei conti (per usare una nostra terminologia), che configurano e realizzano la divisione dei poteri e il controllo del potere esecutivo. Del secondo gruppo, il cui campione è stato il Venezuela di Chavez per tutto il primo decennio del XXI secolo, e anche oggi con Maduro, farebbero parte anche l’Ecuador di Correa, ormai al potere dal 2007, la Bolivia di Evo Morales, eletto per la prima volta nel 2005, il Nicaragua di Ortega, eletto nel 2006, il Perù di Humala (presidente dal 2011) e, in misura più limitata, l’Argentina di Kirchner (2003-07), e poi della moglie Cristina fino al 2015.

Tutti i regimi di questo secondo gruppo sono stati definiti populisti. Ma se il populismo o, meglio, il neo-populismo contemporaneo in America Latina è caratterizzato da un leader forte e dall’assenza di strutture politiche intermedie, una concezione indistinta di popolo, insieme alla partecipazione di popolazioni o gruppi di popolazioni in cerca di identità, nessuno di quei regimi può seriamente essere considerato tale. Infatti, in essi di solito la partecipazione politica è bassa, e vi sono retoriche politiche che cercano di conquistare il voto dei gruppi indigeni, spezzando così nella stessa proposta ideologica l’indistinzione propria del populismo. In questi paesi, tuttavia, vi sono state politiche di lotta alla povertà e riequilibrio delle ineguaglianze, che per alcuni anni e in alcuni di essi hanno avuto successo, grazie alle risorse provenienti dal petrolio. Quelle politiche, però, sono state pagate con il passaggio dalla democrazia a regimi ibridi in cui le principali regole liberali della divisione e controllo dei poteri erano violate e la corruzione è cresciuta. Quando, poi, il petrolio è nettamente dimi-nuito di prezzo negli ultimi due anni, tutti i problemi - anche quello dell’ineguaglianza - sono riemersi in modo drammatico. Il caso negativo estremo è quello del Venezuela attuale che si trova ad avere livelli di povertà che sfiorano l’80% della popolazione.

In breve, la duplice lezione, che viene dall’America Latina ed è valida anche per le altre aree del mondo, è che il populismo è solo un’arma retorica per delegittimare i nemici politici e che la democrazia contemporanea è caratterizzata da un insieme di aspetti in cui la componente liberale (controllo elettorale, limitazione dei poteri, lotta alla corruzione e applicazione della legge, sicurezza personale, rispetto dei diritti) non può essere separata dalla componente democratica vera e propria, attenta alla lotta alla povertà e alle disuguaglianze.


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