Maschi e femmine che differenza c è

Lasciamo l’infanzia ai bambini

«C’era una volta un gatto che si comportava in modo strano…».

Questo è l’incipit di un testo dato a bambini di IV elementare da un’insegnante in una scuola cattolica. I bambini dovevano leggere il testo più volte e ripetere il racconto in prima persona.

Alla richiesta su quale fosse l’obiettivo che l’insegnante si era prefissata nel caso specifico la risposta è stata: «Era solo un testo divertente che i bambini hanno accolto molto bene e senza alcuna “malignità». La “malignità” stava in chi vedeva in quel racconto del confuso canegatto un messaggio distorto da veicolare a bambini di IV elementare.

Pressata, l’insegnante ha confessato che la “diversità” nel mondo esiste ed è bene che i bambini ne siano informati. L’obiettivo era quello di far conoscere ai bambini alcune miserie del mondo degli adulti e renderli più “tolleranti” verso la diversità.

Ad ogni buon conto la prima riflessione che viene alla mente è la seguente: è proprio necessario far crescere i bambini così in fretta? Qual è la ragione per la quale invece di lasciarli tranquilli a vivere la loro infanzia si inizia a metterli al corrente di quel guazzabuglio che è il mondo degli adulti? Ognuno si può esercitare in prima persona a cercare di capire la ragione per la quale ai bambini si vuole togliere l’infanzia, quel periodo che chi ha qualche anno sulle spalle ricorda, con tenerezza e nostalgia, come un periodo meraviglioso di un mondo incantato in cui babbo Natale lanciava le caramelle giù dal camino.

Qualcuno ha deciso che ci deve levare anche il ricordo del periodo meraviglioso che dovrebbe essere l’infanzia, ha deciso che bisogna togliere ai bambini i miti irrazionali, bisogna immergerli nella realtà cruda di un mondo che non ha pietà per nessuno ed è bene, dunque, che siano abituati da subito al nuovo mondo in cui i miti sono scomparsi e al loro posto sono arrivati i variopinti colori LGBTP, dove P sta per Pansessuali, quella sessualità perversa polimorfa che Sigmund Freud aveva scoperto essere l’essenza dell’animo dei bambini e che qualcuno si ostina invece a voler vedere come puro e incontaminato.

La “mala erba” entra, dunque, nelle aule dei bambini delle elementari e le insegnanti sono talmente benpensanti che non si rendono conto di diventare il veicolo della follia del gender. Quella che non esiste. Quella che afferma che il pensiero è più importante della realtà, quella che dice che la percezione è più importante dei dati biologici, quella che dice, appunto, che ognuno è libero non solo di scegliere il partner più gradito per la propria gratificazione sessuale, ma anche il sesso (genere) di appartenenza indipendentemente da quelli che sono i dati biologici dettati da madre natura.

*Il testo è tratto dal comunicato dell’associazione

Gender a scuola: immedesimarsi nel Canegatto

novembre 2015


[Numero: 11]