Maschi e femmine che differenza c è

La specie è al sicuro ora si può godere

Riguardo al sesso, riguardo ai sessi, ai generi e ai sottogeneri, sono doppio, insanabile e irrisolto. È che ho ricevuto una doppia educazione. Fino all’adolescenza mi ci hanno portato le donne della casa, garanti della ferma morale dell’oscurantismo contadino, un evoluzionismo pratico pregiudizievole di ogni deviazione dall’ovvio sostegno alla specie umana nella sua diuturna lotta per cavarsela e, nel caso, prosperare; piante, animali e umani o sono maschi o sono femmine, o più che inutili sono perniciosi. Alla maturità mi ci hanno sospinto le donne che ho conosciuto di lì in poi, tutte urbane, tutte compagne d’armi, tutte militanti femministe. Allora i miei ménages sentimentali sono stati più che altro dei campi di rieducazione. Ho amato e sono stato amato da femmine che mi hanno insegnato prima di tutto a tenere l’uccello a posto e a ricollocare il centro del mondo in altri luoghi, con le buone o le cattive. Conquistata con la pillola contraccettiva la proprietà assoluta della persistenza della specie, messa dunque da parte anche una volta per tutte la questione del potere del pene, è stato facile alle femmine della mia generazione istruirmi sulla intrinseca gratuità del commercio carnale e sulla immaginifica consistenza delle sue intenzioni. Di lì in poi è stata tutta discesa. E ora so due cose e le so insieme e non riesco a dividerle. Continuo a pensare come i miei avi che la Natura, per così dire, ci sente solo da un orecchio e l’unica canzone che suona è il successo della specie, ma so anche che la mia specie si è emancipata dalla necessità del successo, ormai ne ha avuto anche troppo, e può godersi l’affrancamento dalle contingenze darwiniane, e può essere quello che pensa e sente di essere, individuo per individuo. E vivere di questo, prosperando o soccombendo per altre ragioni da quelle comuni alle altre specie.


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