Mettiamoci passione

La passione di scolpire le passioni degli altri

«Il metallo che si plasma, si deforma, prende identità e inizia a intrecciare una trama sotto il tocco del martello, forte ma non violento, deciso ma non arrogante: è lì l’essenza del piacere, il momento che più mi soddisfa e che mi fa sentire una privilegiata perché posso fare il mestiere che mi sono scelta». Il fuso e il crogiolo per la fusione, le pinze e la laminatrice, il seghetto e la trafilatrice: ha un rapporto affettivo, empatico, quasi carnale, con i suoi attrezzi Eva Franceschini. Sono loro infatti i fedeli compagni di avventura di questa eccentrica e concreta padovana di 33 anni, orafa artigiana creativa, così come ama definirsi, che ha affidato alle mani una sorta di missione emozionale: forgiare anelli di fidanzamento. Pezzi unici. Originali. Personalizzati. Irripetibili. Cuciti addosso a quella persona e a nessun’altra. Nella bottega fisica, un ampio e luminoso spazio ricavato nel cortile di casa a Solbiate, in provincia di Como, e nella bottega virtuale, il sito www.anelli-fidanzamento.com, Eva raccoglie storie, umori, spezzoni di vita e confessioni che diventano visioni e ispirazioni per modellare oro e argento. La sua passione è dunque quella di suggellare le passioni altrui. Facendo ciò che le riesce meglio: ascoltare, ideare e creare.

Eva, partiamo dal finale: soffri quando devi staccarti da uno dei tuoi anelli?

«Sì, un po’ mi dispiace. Sono mesi e mesi di lavoro, di contatto quotidiano con quell’idea, che prima diventa embrione e poi, di giorno in giorno cresce, evolve, devia, si trasforma, fino a diventare un qualcosa di compiuto. Però c’è sempre la consapevolezza che quell’oggetto non era destinato a me. Anzi, dentro ha l’anima del suo destinatario. Quindi sono bel felice che possa finire nella mano che era stata prescelta. Il distacco diventa un momento bello, importante, carico di aspettative e di speranza: è l’inizio di una nuova storia».

Quanto c’è di te nelle tue creazioni?

«C’è tanto, forse tutto. C’è la dedizione. Che si traduce nella cura e nel tempo speso sui dettagli. Nelle giornate trascorse con la matita in mano tra bozzi e disegni e nel piacere di spendere ore con il trapano per segnare le lastre con fori piccoli frazioni di millimetro. Nell’addomesticare la materia, nel sentirla e vederla cambiare. Nell’apprezzarne le imperfezioni, le linee impreviste, le geometrie attese e inattese che si vanno a tratteggiare. Nella saldatura e nella battitura, dove puoi lasciare la tua impronta e dove la volontà diventa arte».

Tutto questo come lo si apprende?

«La scuola mi ha dato sicuramente una base. Alle superiori ho frequentato l’istituto d’arte: suonavo il violino, e ho scelto scultura come indirizzo di studi perché mi affascinava la liuteria. Lì ho capito l’importanza della progettazione. Lì, soprattutto, sfidando legno e marmo ho assaggiato il gusto dello smartellare e dell’avere a che fare con elementi manipolabili. Poi mi sono iscritta al corso di laurea in Scienze e Tecnologie Chimiche per la Conservazione ed il Restauro, ed è stato proprio durante il periodo dell’Università che il mio destino si è incontrato con la mia vocazione. La vena creativa era irrefrenabile e mi sono messa a fare bijou con fili di alpacca. Sentivo però il bisogno di acquisire competenze più sofisticate. Cercavo un maestro. E’ l’ho trovato, o meglio trovata, in una bottega».

Sei diventata un garzone?

«Si, proprio così. Devo tutto a Lucia Davanzo, orafa artigiana che nel suo laboratorio aveva un banco libero e mi ha offerto ospitalità. Sono stata in bottega per 10 anni: mi ha messo a disposizione i suoi strumenti e il suo sapere, il suo tempo e la sua sapienza. Mi ha trasmesso i segreti della scuola padovana, mi ha instradata e spronata, ho potuto imparare, sperimentare e sbagliare. L’artigianato è anche questo: condivisione di conoscenze. L’incontro con Lucia è stato meraviglioso, senza di lei oggi sarei un’altra persona».

Un mestiere che nasce da un incontro: è per questo che anche i tuoi anelli nascono da degli incontri?

«Quando qualcuno, quasi sempre un uomo, mi chiede un anello di fidanzamento io ho bisogno di guardarlo negli occhi. Devo capire chi ho di fronte, non mi basta la voce per carpire dettagli e sfaccettature. E’ un lungo percorso quello che porte a ultimare il gioiello, e dobbiamo farlo insieme. Da lui mi faccio raccontare la storia d’amore: chi sono, dove si sono conosciuti, perché e come si sono innamorati. Scavo per raffigurarmi la personalità della compagna, per cogliere le forme che più le appartengono, i colori che più le assomigliano. Poi inizio a fare bozze, schizzi, disegni. Immagini che via via spedisco al cliente per un confronto continuo, e che successivamente cambio e modifico a seconda dei suoi desideri e delle mie percezioni. Quando abbiamo chiaro quello che vogliamo raggiungere mi siedo al banco da lavoro».

L’oro, l’argento, le pietre: come traduci in gioiello il carattere di una donna?

«Ogni anello è una storia. E viceversa. In una coppia di botanici, per esempio, lui voleva qualcosa ispirato ad una specifica pianta carnivora. E così ho pensato a qualcosa di prezioso, un diamante, chiuso e protetto dentro a foglie forti e piene. Un giovane invece raffigurava la sua innamorata come il nastro di Möbius, ed ecco quindi due strisce in oro bianco e giallo con all’interno un’onda bucherellata. E non mancano le richieste stravaganti, come è successo nell’anello battezzato “Ciclo”, dove l’indicazione era uno solo: che l’anello di fidanzamento evocasse una specifica parte del motore della motocicletta».

E le misure dell’anello come le azzecchi?

«Qui la collaborazione del cliente è fondamentale. Se la fidanzata porta un anello sull’anulare sinistro quello che consiglio è di sfruttare un momento di distrazione per fare uno stampo in una saponetta bagnato. Se invece non indossa nulla è più complicato, e qui bisogna lavorare di creatività. Un ingegnere, per esempio, ha inventato un prototipo di cerchi in plastica di varie misure con cui ha fatto giocare la sua compagna. Mentre il gestore di una ferramenta le ha fatto indossare per scherzo le rondelle dei bulloni e ha trovato la misura perfetta».

Non vorrei essere nei panni del tuo fidanzato: ha avuto il coraggio di regalarti un anello?

«Sì, e devo ammettere che è riuscito a sorprendermi. Grazie ad un tutorial scovato su internet ha trovato il modo per fare dei gioielli di carta, con tanto di istruzioni per piegare i fogli a forma di diamante. E così, come anello di fidanzamento, mi ha regalato un romantico, e personalizzatissimo, origami».


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