Mettiamoci passione

La curiosità di Ulisse come un desiderio carnale

Che forma può avere la passione intellettuale? Quali sono i segni che la distinguono, forse l’amore per il sapere, la spasmodica ricerca di idee, l’ossessione per i libri? Altro ancora? Se per il pensiero filosofico la passione è il contrario dell’azione, qualcosa che si patisce passivamente, cosa accade davvero quando si prova un’inarrestabile passione intellettuale verso qualcosa o qualcuno? Si subisce solo? Credo che la passione intellettuale smentisca ogni definizione di passività implicita nella passione propriamente detta. Lo scrittore che di notte fatica a prender sonno ripassando i punti del libro che sta scrivendo o lo scienziato che ha improvvisamente un’illuminazione mentre cammina per strada e cerca di risolvere un problema che lo attanaglia da mesi, cosa stanno facendo? Agiscono e o patiscono? Probabilmente entrambe le cose. Sono agiti, e poi agiscono. Molti di coloro che si sono occupati della passione intellettuale le attribuiscono un carattere freddo, algido. Tutto ciò che ha a che fare con l’intelletto, con il cervello, è stato per secoli classificato come mancante di calore quando invece proprio nella testa si annidano le passioni più furiose e imprescindibili. La mente che immagina, sogna, progetta, ha la capacità di infiammarsi sino a raggiungere il calor bianco. Per questo la passione intellettuale è sorella della passione erotica, la evoca, la richiama, se non la presuppone. Tra le passioni quella intellettuale è senza dubbio la più polimorfa, trasgressiva, persino perversa (nel significato etimologico di “girare verso”). Nella passione intellettuale si esplica una forma di libertinismo predatore e aggressivo; è assente ogni forma di tenerezza e di sentimento; tirannica, egoista, lei segue solo se stessa. L’abita un desiderio a tratti carnale, anche se in apparenza sublimato. Proprio in questa azione, sublimare (“sub-limen” andare sopra, o sotto il limite), si manifesta la sua vocazione libertina, il desiderio di penetrare con la mente ogni idea o pensiero. Nella passione intellettuale vive l’insopprimibile desiderio di possesso. Non si pone nessun limite, nessun confine, poiché tutto ciò che riguarda la mente implica l’ampliamento della coscienza, la sua estensione senza misura. Per questo fa paura, suscita timore. La Chiesa l’ha combattuta, ponendo tra i peccati la curiositas, il desiderio di sapere e conoscere al di là di ogni limite. L’eroe della passione intellettuale è Ulisse, più quello di Dante che non di Omero. Dedito alla conoscenza – sia nella forma della conoscenza strumentale sia in quella della curiosità per la curiosità – Ulisse infrange le regole stabilite dall’autorità e sfida gli déi, supera le Colonne d’Ercole poste come confine tra ciò che è consentito sapere o ciò che non lo è. La conoscenza ha come proprio fine se stessa, per quanto tre secoli di rivoluzione scientifica ci abbiano convinti che lo scopo della passione intellettuale sia il sapere strumentale o quello operativo. La passione intellettuale coltiva se stessa e nient’altro, anche quando si concentra su un oggetto o su un pensiero. Niente è così carico di tensione come questa forma di pulsione, molto di più di un’affezione o di un’emozione. Qualcosa di duraturo, inestinguibile, inarrestabile. Chi l’ha provato lo sa.


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