Viaggio alla fine della vita

Italia cinica e isterica di fronte a vita e morte

Nel mio film Bella addormentata ho voluto descrivere, attraverso personaggi di fantasia, le reazioni, gli schieramenti e le contrapposizioni che coinvolsero l’Italia intera durante gli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro. Per tutto quel periodo, fino alla sua scomparsa, i giornali aprirono parlando di lei, descrivendone gli ultimi attimi... In realtà suo padre, Beppino Englaro, stava eseguendo una volontà che la figlia gli aveva chiaramente espresso molto tempo prima, quando, davanti alla tragedia di un amico sopravvissuto a un incidente e clinicamente morto, aveva detto che, se le fosse capitata una cosa simile, avrebbe voluto smettere di vivere. Più che di eutanasia si trattava, quindi, di applicazione di una scelta cosciente e comunque, nel realizzare quel desiderio, Englaro si appellava a una sentenza della Corte Costituzionale.

«Nel panorama dell’Italia isterica di quel periodo, ricostruito nelle cronache dei tg che facevano da sfondo al racconto, spiccava la corsa cinica del governo Berlusconi che, per non alienarsi il Vaticano e i cattolici contrari alla decisione di Beppino Englaro, arrivò a inventare, a tempo di record, una legge che proibisse l’interruzione della vita. I vari personaggi in scena, dal senatore Toni Servillo alla militante del Movimento per la vita Alba Rohrwacher, rappresentavano, nel film, diversi casi e diverse prese di posizione. Compresa quello del medico interpretato da mio figlio Piergiorgio che ostacola, in modo deciso e violento, la volontà suicida della tossicomane Maja Sansa, una ragazza che possiede tutte le risorse necessarie per rinascere».

«La mia convinzione, rispetto ad allora, non è mutata. Volutamente ho scelto di non fare un film che suonasse come una provocazione, di dare corpi e voci a tutte le opinioni, ma anche di non essere imparziale, perchè l’obiettività non esiste. Mi interessava, poi, esprimere senso di condivisione nei confronti di Beppino Englaro. Una persona amica, verso cui nutro ammirazione e affetto, Bella addormentata voleva essere anche un riconoscimento per lui, per tutto quello che aveva affrontato».

«Parlare di eutanasia significa, in primo luogo, tenere presente lo spartiacque che divide chi, da cattolico, ritiene che la vita sia un passaggio e continui nell’aldilà, e chi, invece, come me, è convinto che la morte sia il nulla, la fine di tutto. Poi si può vagheggiare sul fatto che chi resta soffrirà per la tua assenza, e magari andrà avanti tenendo viva la tua esperienza, ma, al di fuori di questi, non vedo altri collegamenti tra chi c’è e chi se ne è andato per sempre. Con il passare degli anni si può coltivare ancora la voglia di fare le cose che piacciono, ma capisco anche la paura del dolore, del rimbambimento, della follia come perdita della ragione o come, ancora peggio, condanna a vivere in uno stato di confusione dissociata... Mi ha colpito la fine di Lucio Magri, la sua decisione di andare in Svizzera a morire. Lì l’eutanasia non c’entrava niente, si trattava di voler anticipare la morte, per differenti ragioni. Sicuramente la scomparsa di una persona molto cara, ma chissà, forse anche la catastrofe del comunismo in cui aveva creduto... Magri avrà pensato di non avere nessun valido motivo per sopravvivere».

«In Italia non c’è ancora una legge sulla materia e ci vorrà ancora molto per averla, eppure sappiamo benissimo che, negli ospedali, si praticano già, in modo semplice, tanti tipi di accelerazioni di morte. In altri, al contrario, gli oppiacei non abbondano, prevale la mentalità secondo cui, pur di allungare l’esistenza, sia meglio soffrire. Il nostro è un Paese che si definisce cattolico o credente e, anche se non mi sembra che le chiese siano così affollate, il riferimento dominante è quello, ed è molto difficile trovare qualcuno che si professi completamente ateo. Chi è contrario all’eutanasia ha buon gioco su questa massa di manovra che, in fondo, alla morte cerca soprattutto di non pensare. Voglio dire che le leggi sul divorzio e sull’aborto, alla fine, sono state ottenute perchè riguardavano cose della vita. Quella sull’eutanasia comporta, invece, un discorso sul morire, tema decisamente poco popolare».

«Sono convinto che, con le dovute precauzioni, sarebbe legittimo lasciare a ogni individuo la possibilità di scelta. Eutanasia non significa dare il permesso a tutti di spararsi un colpo in testa, piuttosto è la giusta affermazione di un principio di libertà».

(conversazione con Fulvia Caprara)


[Numero: 13]