Populismo come è vecchia la nuova politica

Il nemico della massa si nasconde in cantina

Fra le vene più salienti nella vita della massa c’è qualcosa che chiameremmo forse senso di persecuzione: una particolare e irosa suscettibilità, eccitabilità, nei confronti di nemici designati come tali una volta per tutte. Essi possono fare tutto ciò che vogliono, possono essere rigidi o disponibili, impegnati o freddi, duri o miti — le loro azioni sono sempre intese come se scaturissero da un’imperturbabile malvagità, da una mentalità negativa contro la massa, da un’intenzione preconcetta di distruggerla apertamente o subdolamente.

Per spiegare questo senso di inimicizia e di persecuzione si deve nuovamente partire dal fatto di fondo, che la massa — una volta costituita — vuole crescere in fretta. L’immagine che ci si fa della forza e della fermezza con cui essa si espande, è difficilmente esagerata. Fin quando la massa sente di crescere — ad esempio in circostanze rivoluzionarie, che partono da masse piccole ma ad alta tensione —, essa riconosce una costrizione in tutto ciò che si oppone alla sua crescita. La massa può essere dispersa con la violenza dalla polizia, ma ciò ha effetto puramente temporaneo — una mano che si caccia in uno sciame di zanzare. Essa però può anche subire una aggressione dall’interno, da chi venga incontro alle esigenze che hanno determinato la sua formazione. Dei deboli se ne staccano; altri, che stavano per unirvisi, fanno dietro-front a metà strada.

L’aggressione esterna alla massa può solo renderla più forte. Coloro che sono stati fisicamente dispersi tendono tanto più fortemente a riunirsi. L’aggressione dall’interno, invece, è veramente pericolosa. Uno sciopero che abbia conseguito qualche risultato si sbriciola a vista d’occhio. L’aggressione dall’interno si appella a voglie individuali. Essa è considerata dalla massa un ricatto, un’azione «immorale », poiché contrasta con la sua convinzione di fondo chiara e pulita. Chiunque appartiene a tale massa porta in sé un piccolo traditore, che vuole mangiare, bere, amare e starsene tranquillo. Fin quando adempie a queste funzioni tra parentesi e non ne fa troppo chiasso non glielo si impedisce. Ma da quando il suo comportamento diviene troppo palese, si comincia ad odiarlo e a temerlo. Si sa che egli ha subito le tentazioni del nemico.

La massa è sempre una sorta di fortezza assediata, ma assediata in senso duplice: essa ha il nemico dinanzi alle mura, e ha il nemico in cantina. Durante lo scontro, la massa attira sempre più persone. Dinanzi a tutte le porte si adunano i suoi nuovi amici e chiedono impetuosamente d’essere accolti. In momenti favorevoli questa richiesta viene soddisfatta; ma essi possono anche scavalcare le mura. La città si riempie sempre più di combattenti; ma ognuno di essi porta con sé un suo piccolo, invisibile traditore, che si rifugia frettolosamente in cantina. L’assedio consiste nel tentativo di catturare le nuove reclute. Per i nemici all’esterno le mura sono più importanti che per gli assediati all’interno. Proprio gli assedianti continuano a costruire e a elevarle. Essi cercano di ricattare le nuove reclute, e se non possono affatto fermarle, fanno sì che il piccolo traditore che le accompagna raccolga sufficiente inimicizia durante il suo cammino in città.

Il senso di persecuzione della massa non è altro che la sensazione di questa duplice minaccia. La cerchia delle mura viene costruita sempre più stretta e le cantine dall’interno sono sempre più minate. Le attività del nemico sono aperte e controllabili durante la costruzione delle mura, nascoste e subdole nelle cantine.


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