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Valori e saperi: lo scambio ideale tra artista e collezionista

L’idea di creare, in uno spazio pubblico come il MAXXI di Roma, un’occasione di riflessione sulle grandi questioni del dibattito internazionale ha a che fare principalmente con due aspetti: il primo è che, proprio in quanto spazio pubblico, nazionale, ha un forte carattere identitario. L’altro aspetto presuppone una concezione dell’intrattenimento come spazio di incontro, perché secondo me “intrattenersi” vuol dire avere accesso a un’esperienza di visione che ci permette di immaginare, attraverso le opere d’arte, la città e la società in generale. Questa partecipazione è resa possibile da un linguaggio che propone di guardare il mondo da una prospettiva differente, e di condividere queste differenze. Mi sembra molto importante che la creazione artistica non si riduca soltanto a un’espressione personale, ma sia anche una proposta per la collettività, che consenta di condividere un senso di libertà, di immaginazione, e che ci faccia osare, andare oltre la prima percezione. E’ lì che sta il vero valore dell’arte. La politica non è semplicemente un insieme di questioni tecniche e amministrative, la politica impone anche di mettersi in relazione con l’idea, il concetto di politica, vale a dire un progetto di società, un progetto per la libertà di pensiero. Non è semplicemente qualcosa che a che fare con i dibattiti e i consensi: temi come le questioni economiche, l’immigrazione, il razzismo, le differenze culturali, se affrontate in un contesto diverso dai luoghi tradizionali, contribuiscono a costruire una posizione indipendente di riflessione su ciò che si ha di fronte. L’espressione artistica è esattamente ciò che rende possibile avvicinare questi argomenti mobilitando la nostra facoltà di rivedere qualcosa che ci è già familiare, senza rinunciare alla contraddizione, che per definizione appartiene alla dimensione politica. È giusto dunque che ci sia uno spazio adibito alla politica, così come è importante che ci siano altri spazi che consentano di assumere posizioni critiche rispetto alle singole questioni che la politica affronta. Credo anche che il mercato oggi risenta di questi mutamenti, e a fianco dell’esperienza decorativa vada alla ricerca anche di rappresentazioni più politiche. È evidente che il mercato è una mescolanza di elementi economici, culturali, individuali. Il mercato dell’arte è popolato di persone che acquistano opere per ragioni tutte diverse, ma personalmente ritengo che il mercato ideale dovrebbe essere composto di collezionisti che investono per difendere un capitale artistico, un valore, più che guardare soltanto all’economia della produzione e del consumo. Naturalmente tra i due estremi prevale un mix, in cui non c’è solo speculazione né soltanto attenzione al valore simbolico delle opere. Però in definitiva credo che oggi ci sia un mercato più ampio per le opere politiche. L’importante è che si occupi di sostenere la produzione artistica non solo per trasformarla in un oggetto da conservare, ma anche per tenerne vivo il suo senso politico. Non va dimenticato inoltre l’impatto del collezionismo privato sul gusto collettivo, perché anche da loro parte il processo di condivisione di saperi e conoscenze non necessariamente facili da consumare e da comunicare.


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