impara l arte

Quando Dante diventò arte per il popolo

Nel mezzo della piana di Albenga, nel deserto di serre lasciate alle gramigne c’è una chiesa pievana vecchia di mille anni e più, San Giorgio Antico. La pieve è la chiesa che la plebe ha costruito con le sue mani, è magazzino, riparo, luogo di difesa e di adunanza, è la casa comune, se la comunità prospera, prospera anche la sua pieve; la pieve di San Giorgio Antico è prosperata a tal punto che il popolo ha deciso di concedersi un lusso straordinario, si è fatto dipingere tutta la chiesa da cima a fondo. Fin qui niente di straordinario, capitava spesso, c’è stato un tempo che il popolo si levava il pane di bocca, sul serio e letteralmente, per concedersi un bel po’ di metri quadri di utile bellezza, le storie dipinte erano i loro libri di avventura e di conoscenza, di meditazione e di memoria. Il fatto singolare di San Giorgio è che l’abside è dipinta con la Divina Commedia di Dante Alighieri. Nemmeno un secolo dopo che è stata scritta da un reietto in fuga, laggiù tra i carciofi e le verze una plebe di analfabeti conosceva il poema e lo apprezzava a tal punto da volerselo far dipingere dove poteva goderlo in tutta la sua meraviglia, a ogni ora. Deve essere capitato da quelle parti un lettore professionista di Commedia, ce n’erano parecchi, Boccaccio si manteneva leggendola ai fiorentini dal balcone del Bargello. Quello che è passato per Albenga era sicuramente bravo, tanto bravo da convincere quegli analfabeti amanti di leggende truculente e sporcaccione che c’era di molto meglio di quella robaccia, così che il poema se lo sono fatti dipingere per continuare a raccontarselo tra loro, per reinventarselo anche un po’ col passare del tempo e delle generazioni. Nel XV secolo ad Albenga i plebani si son fatti intellettuali di massa; l’artista che si sono scelto è ignoto ma bravo, un po’ all’antica ma preciso e espressivo, hanno anche speso bene i loro soldi. La scena che più prende l’occhio nell’affresco è l’episodio del conte Ugolino che si mangia la testa dell’infame vescovo Ruggieri sotto lo sguardo compiaciuto di Dante e Virgilio, al popolo che gli piace l’arte gli piace anche la politica.


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