Ma che Storia ci raccontiamo

Ho raccontato i fatti a cui sono stato presente...

I, 1. L’ateniese Tucidide ha raccontato la guerra tra Ateniesi e Peloponnesi, come combatterono tra di loro, cominciando fin dall’inizio e pensando che sarebbe stata grande e la più importante tra tutte quelle precedenti. […] Certo, questo è stato il più grande sconvolgimento mai avvenuto per i Greci e per una parte dei barbari e, possiamo dire, per la maggior parte degli uomini. Infatti gli avvenimenti che l’hanno preceduto e quelli ancora più antichi era impossibile investigarli, per via del gran tempo trascorso, e, a giudicare dalle prove che esaminando molto indietro nel passato posso riconoscere come attendibili, non li considero rilevanti né dal punto di vista militare né per il resto.

I, 22. E quanto ai discorsi che tennero gli uni e gli altri sia in procinto di far la guerra sia durante, tenere a mente le parole precise di quei discorsi era difficile tanto per me, nel caso in cui le avessi udite personalmente, quanto per quelli che me le riferivano da qualche altro luogo; ma, a seconda di quanto ciascuno a mio parere avrebbe potuto dire nel mondo più adatto nelle diverse situazioni successive, così si parlerà nella mia opera, ché io mi terrò il più possibile vicino al pensiero generale dei discorsi effettivamente pronunciati. Quanto ai fatti accaduti durante la guerra, non ho ritenuto opportuno raccontarli informandomi dal primo che capitava, né come pareva a me, ma ho raccontato quelli a cui io stesso sono stato presente e su ciascuno dei quali mi sono informato dagli altri con la maggior esattezza possibile .

È stata una ricerca difficile, perché quelli che avevano partecipato ai fatti non dicevano tutti le stesse cose sugli stessi avvenimenti, ma parlavano a seconda del loro ricordo o della loro simpatia per una delle due parti. E forse la mancanza del favoloso in questi fatti li farà apparire meno piacevoli all’ascolto, ma se li giudicheranno utili quelli che vorranno investigare la realtà degli avvenimenti passati e di quelli futuri, che a causa della natura umana saranno uguali o simili a questi, tanto basta. Quest’opera è un possesso che vale per l’eternità, più che un pezzo di bravura da ascoltare lì per lì.


[Numero: 51]