Ma che Storia ci raccontiamo

Historia magistra vitae

Scelta e motivazione dell’argomento, delimitazione spazio-temporale, selezione delle fonti, finalità didascalica: nel proemio delle Storie c’è già tutto, l’enunciazione di un metodo e la definizione di un modello storiografico. Tucidide (che nel brano qui riportato parla inizialmente in terza persona) è il padre di quella che la scuola delle Annales di Marc Bloch e Lucien Febvre avrebbe polemicamente definito histoire événementielle, il capostipite di una delle vie alternative, fissate nella Grecia del V secolo a.C. (l’altra è quella di Erodoto), che corrono parallele fino ai giorni nostri. Storia politica contro storia culturale, tempi brevi opposti alla lunga durata, il racconto puntuale di una successione di eventi politico-militari contro l’analisi dei processi che ne sono all’origine.

Tucidide, in ciò erede della grande tradizione epica, narra la guerra peloponnesiaca perché è “il più grande sconvolgimento [letteralmente ‘movimento’, kínesis meghíste] mai avvenuto”: i fattori dinamici, più appariscenti di quelli statici, motivano la scelta.

In secondo luogo la sua è storia contemporanea, geograficamente limitata allo spazio dello scontro Atene/Sparta, narrata in presa diretta “fin dall’inizio”, nel 431, e proseguita fino al 411, quando la narrazione si interrompe di colpo al capitolo 109 del libro VIII (mentre Erodoto narra piuttosto una storia moderna, quella dei cento anni che si concludono con la definitiva sconfitta dei Persiani nel 480, spaziando da Oriente a Occidente e anche al Nord).

Alla scelta di un argomento in tutti i sensi “vicino” si ricollega (contribuendo ulteriormente a spiegarla) la possibilità di operare una rigorosa selezione delle fonti: Tucidide si basa di preferenza sulla autopsía, ossia su ciò che egli stesso ha potuto vedere personalmente, in accordo con il detto di Eraclito secondo il quale “gli occhi sono testimoni più esatti delle orecchie” (il termine historíe, che significa “ricerca” ed è mutuato dai fisici ionici, rimanda alla radice [v]id da cui il greco ideîn e il latino video); l’alternativa, quando la visione diretta non sia possibile, è un originale criterio selettivo, per vagliare l’attendibilità delle testimonianze, che lo storico non specifica ma di cui è visibilmente fiero.

Infine lo scopo della narrazione: anche qui si delineano due modelli contrapposti, quello erodoteo della historia vita memoriae et lux veritatis, ossia la raccolta di informazioni per il puro desiderio di conoscere, e quello tucidideo della historia magistra vitae, paradigma di un comportamento funzionale sul piano politico come su quello militare. Nella visione radicalmente pessimistica di Tucidide, la storia è eternamente mossa da quella brama di potere e di possesso in cui consiste l’immutabilità della natura umana (anthrópinon): è la coazione a ripetere che condanna “gli avvenimenti passati e quelli futuri” a essere in ogni tempo “uguali o simili a questi”. Ma è anche ciò che garantisce l’utilità eterna della sua opera: ktéma eis aéi, possesso per sempre.


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