cosa ci resta di obama

E negli Usa c’è ancora chi discute il nostro diritto di voto

«Negli Stati Uniti è in discussione persino il diritto degli afro americani di votare. Siamo ancora a questo punto, e da qui dobbiamo ripartire». Jesse Jackson era al fianco di Martin Luther King quando fu ucciso, ma negli otto anni della presidenza Obama è scomparso dall’orizzonte della Casa Bianca. Un senatore di Chicago è diventato il primo nero a ricoprire la carica più alta negli Stati Uniti, e il leader nero storicamente legato alla sua città è stato emarginato.

Invidia, forse, o radici diverse. Jackson, infatti, appartiene alla tradizione del ghetto, discendenti degli schiavi; Obama è figlio di un keniano, venuto in America per studiare, ed è cresciuto alle Hawaii con i nonni bianchi. Nel 2008 aveva attaccato così Barack: «Guarda la gente nera dall’alto in basso. Gli vorrei tagliare le palle». Ora però Hillary ha recuperato Jesse, perché ha bisogno di conquistare il voto dei neri.

Lei è stato molto duro col presidente, anche durante i disordini di Ferguson, e le proteste seguite con il movimento Black Lives Matter. Cosa ha sbagliato Obama?

«Ho detto semplicemente che serviva un piano nazionale per affrontare nella pratica la discriminazione degli afro americani, mentre il capo della Casa Bianca non l’aveva, e pensava di poter risolvere i problemi solo attraverso i voti su singoli provvedimenti ».

Quali le emergenze che il primo presidente nero non è riuscito a risolvere?

Faccio solo un esempio, fondamentale. Negli Stati Uniti esistono campagne attive per sopprimere il diritto di voto degli afroamericani . Quando ci sono problemi basilari per la democrazia come questo, immaginate cosa accade con il resto della vita sociale. Non sto dicendo che la colpa sia di Obama: questa è una situazione che esisteva anche prima della sua elezione, però non è stata risolta.

Salva qualcosa del primo presidente nero?

Certo. Ad esempio la riforma sanitaria, che va difesa dai repubblicani e migliorata: negli Usa c’è anche una forte discriminazione economica.

Lei sta facendo campagna elettorale per Clinton, ma molti dicono che Hillary non sta generando tra i neri lo stesso entusiasmo di Barack. Questo sembra contraddire il suo giudizio sulla presidenza Obama.

Vi garantisco che l’elettorato nero si mobiliterà per Hillary. Il problema non è il giudizio sulla presidenza Obama, ma sul futuro degli Stati Uniti. Gli afroamericani si rendono conto che i loro diritti basilari sono in discussione, e andranno a votare Clinton per difenderli.

Nel paese intanto continuano le proteste. Le ultime sono scoppiate a Charlotte, e secondo alcuni analisti potrebbero favorire Trump, perché da una parte Obama non è riuscito a dare soddisfazione alle aspirazioni dei neri, ma dall’altra ha dimostrato comprensione per il movimento Black Lives Matter, urtando l’elettorato bianco.

Non è così. Sono stato a fare campagna in North Carolina, e vi garantisco una forte affluenza alle urne. Il punto ormai non è più giudicare se Obama ha gestito bene o male le proteste, ma riconoscere l’esistenza del movimento Black Lives Matter e i problemi che pone. L’attuale capo della Casa Bianca non è riuscito a risolverli, ma Hillary ha la capacità di farlo, e l’elettorato nero lo capisce.


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