giù le mani dal mio patrimonio

Un museo-Hub per conservare e aprire

Nell’era digitale, da un lato assistiamo alla distruzione della cultura materiale causata da guerre (basti pensare ai Buddha di Bamiyan distrutti o alla situazione corrente di Palmira in Siria); dall’altro lato, proprio la virtualità dell’esperienza digitale porta a una rinnovata ossessione per l’oggetto fisico e quindi per il collezionismo di tutto quello che, oltre agli smartphone, potrà raccontare chi siamo ai nostri posteri. Ne consegue che si moltiplicano i tentativi di trasformare in museo ogni luogo, quasi che il museo possa stabilizzare un’esperienza contemporanea sentita come instabile, fluida e disorientata. La recente morte di Carol Rama nel 2015 ha aperto la questione di cosa fare della sua casa-studio, luogo filosofico e simbolico dalle pareti grigie mai rinfrescate, luogo di accumulo di opere sue e dei suoi amici, di materiali, pigmenti, giornali, cataloghi, lettere, pennarelli, gomme di bicicletta, pezzi di cuoio e altri oggetti di ogni genere. Una casa-collage come i suoi bricolages, una casa-opera che mi ricorda lo studio di André Breton oggi ricostruito all’interno delle sale espositive del Centre Pompidou a Parigi. Di fronte alla possibile dispersione delle opere, la Soprintendenza ne ha vincolato il contenuto per salvaguardarne la totalità. Oggi nel limbo, si spera che possa entrare nelle collezioni pubbliche cittadine attraverso un nuovo modello di casa-museo del futuro. Da quando l’opera d’arte contemporanea non è più racchiusa in una cornice modernista, ma si espande al contesto reale che la circonda e in parte la costituisce, occorre riflettere a quale debba essere la responsabilità del museo verso ciò che solo a uno sguardo superficiale è “esterno”, ma che invece ne costituisce il cuore. Come si fa, ad esempio, a mantenere la casa di Carol Rama esattamente come si trova oggi, e al contempo preservarne le carte, metterle in sicurezza da un punto di vista conservativo e climatico?

Per inventare un nuovo modello, è sempre bene pensare a ciò che già esiste. La gamma è vasta. Nel 1924 muore Isabella Stewart Gardner che aveva raccolto a Boston una ingente collezione d’arte, oltre ad essere filantropa ed amica di figure quali Henry James e John Singer Sargent. Alla sua morte, Isabella destina la casa a museo pubblico e lascia un patrimonio finanziario capace di sostenerne le funzioni museali per “l’educazione e il piacere del pubblico per l’eternità”. Oggi, Isabella Stewart Gardner Museum è tra le istituzioni più prestigiose degli Stati Uniti, oltre a essere un faro modello per le case-museo. In altre occasioni, sono invece stati gli artisti stessi o i loro eredi a fondare il loro museo, come la Fondazione Burri a Città di Castello, oppure il Henry Moore Institute, oppure la casa museo di Lee Miller, Farley Farm House nel Sussex. In molti casi si è in una gestione privata o comunque mista tra pubblico e privato. A Torino, si può visitare la casa-archivio di Casorati e la casa-museo di Mollino. Sono luoghi piccoli, privati e meravigliosi aperti su appuntamento e non per un vasto pubblico. Ognuno di questi esempi mette in risalto la personalità degli individui in questione, mostrando un “backstage” biografico capace di contestualizzare le opere. La fascinazione per un luogo che possa fornire la cornice narrativa della creazione, è attuale perché viviamo una crisi della Storia universalista, la quale tendeva a dare valore alle opere proprio in quanto slegate dal loro contesto storico-sociale o biografico. Di fronte alla necessaria distribuzione di questi luoghi in città, e alla felice parcellizzazione dell’esperienza che tali visite possono provocare nei visitatori, si pone però un compito inedito per il museo tradizionale che deve continuare a tutelare la cultura materiale per il futuro, ma anche aprirsi a immaginare e organizzare una rete di case-museo significative, capace anche di conservare la materialità di ciò che si trova in quei luoghi. È un museo-Hub, centro nevralgico aperto alla città e capace di offrire servizi, studio, restauro e accesso.


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