Giù le mani dal mio patrimonio

Un libro a settimana

«Non sono mossa da sentimenti nostalgici: tutto questo lavoro è nato, e continua, per salvare le radici colturali e culturali che ci appartengono. La nostra storia è questa, una storia straordinaria di varietà e biodiversità». Sono ancora giorni di raccolta, in attesa delle ultime mele di ottobre, per Isabella Dalla Ragione, 59 anni, energica e romantica agronoma che nell’area di un antico convento a San Lorenzo di Lerchi, in Umbria, continua l’attività avviata dal padre Livio 30 anni fa: cercare, selezionare e salvaguardare piante da frutto in via di estinzione. In questa suggestiva e unica Arca di Noè oggi ci sono oltre 500 alberi di diverse specie, dal melo al pero, passando per il fico, il susino e il ciliegio, per un totale di 150 varietà. Un patrimonio che ha ispirato il libro Frutti ritrovati. 100 varietà antiche e rare da scoprire (Mondadori Electa), un viaggio dal Nord al Sud del Paese tra saperi e sapori a rischio di oblio. «Non è solo un elenco di nomi e forme: il mio è un approccio più sistemico, declinato in tanti ambiti, dall’arte alla cucina, dalla salute agli antichi documenti. Ogni frutto ha un vissuto, passato e presente, che va narrato e contestualizzato. Tra i miei preferiti c’è la mela “muso di bue”, una delle più antiche e dalla forma somigliante ad una pera rovesciata, oppure la ciliegia bianca, ciliegia estremamente furba perché non varia colore con la maturazione ingannando così gli uccelli». La Fondazione “Archeologia Arborea”, oltre a curare la preziosa collezione, promuove costantemente attività di divulgazione, di innovazione scientifica e di progettazione nella tutela e valorizzazione dell’ambiente. «L’ultimo ritrovamento consiste nella Pera fiorentina: avevo scovato traccia di lei in alcuni testi del 1400, poi l’ho incontrata per caso camminando in un bosco: una pianta completamente abbandonata e ignorata. Da lì ho iniziato a seguirla e a studiarla, fino ad reintrodurla nel parco. Ora sta dando i primi frutti. Molto rustici, con una polpa bianca e succosa. Sono adatti alla cottura e alla conservazione. Ma quello che davvero conta è che facciano parte del nostro patrimonio. Un patrimonio di tutti, ora e per le future generazioni».


[Numero: 49]