Giù le mani dal mio patrimonio

Un algoritmo della mediazione per districare il caos della Rete

L’informazione che ci colpisce o sfiora è tanta. Talvolta abbiamo dubbi sulla capacità di comprendere tanta ricchezza. Percepiamo disordine. Ma è dal disordine che può nascere ordine. Lo sostiene un grande scienziato, Ilya Prigogine, premio Nobel per la chimica nel 1977. Più grande è il disordine più alta è la ricchezza conoscitiva. È davvero così? In parte sì. Se non rischiassimo il caos.

Oggi siamo più ricchi, abbiamo più informazioni grazie anche alla rete e ai social network, abitiamo un mondo di dati, big data. La quantità della conoscenza è garantita, dovrebbe esserlo anche la qualità. La nostra società mobile, con punti non ancorati, è altamente complessa per l’informazione che circola, per i suoi intrecci, le interazioni, le asimmetrie. Questa informazione anche se non sempre nitida, rappresenta un importante patrimonio per la nostra conoscenza. Serve capire come possiamo gestirla, organizzarla, comprenderla, soprattutto oggi nel momento in cui il web ci permette accessi inimmaginabili prima. Ecco il Giano: da un verso abbiamo una ricchezza straordinaria e un grande assortimento di mezzi per raggiungerla, dall’altro la responsabilità della scelta di fronte a una proposta così articolata. Ci sovrasta il rumore. Dovremmo, in primis, far chiarezza con umiltà, su cosa sia il sapere in questa società rarefatta, in cui, ci pare, sia sempre più difficile scegliere i percorsi da intraprendere. Come in passato, ma con altri modi e mezzi, potrebbe essere utile affidarci ai mediatori, come sottolinea con forza Giorgio Zanchini nel suo ultimo lavoro Leggere, cosa e come (Donzelli).

Ieri serviva intermediazione perché la conoscenza e i saperi appartenevano alle élite culturali, oggi ne abbiamo ancora bisogno perché seppure, grazie a Dio, l’accesso sia più democratico si ha ancora necessità di competenze maggiori o solo diverse da quelle che possediamo, per selezionare e organizzare i dati. È una soluzione accettabile se la mediazione avviene nel rispetto delle nostre libertà, delle nostre scelte, della nostra partecipazione. Consideriamola una guida, una bussola per aiutarci a navigare in un mare pieno di correnti che potrebbero portarci fuori rotta. Altrimenti dovremmo - se non vogliamo spendere tanto del nostro tempo per selezionare e comprendere - affidarci all’ennesimo algoritmo, l’algoritmo della mediazione, che non è strumento neutrale e potrebbe portare a fare scelte meno partecipate di quelle indicate dai mediatori. È una questione di fiducia che può esprimersi in tanti settori: dalla visita a una mostra, la lettura di un romanzo o la scelta di un hotel.


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