giù le mani dal mio patrimonio

Tra Dostoevskij e Putin un passato imprevedibile

Buttare nella spazzatura i gioielli di famiglia: la proposta della presidente dell’Accademia dell’Istruzione, Liudmila Verbytskaya, di eliminare dal programma delle scuole Guerra e pace e i romanzi di Dostoevskij in quanto “troppo complicati” per i ragazzi, ha suscitato a Mosca più o meno questo effetto. La letteratura dell’Ottocento russo è una delle eredità più preziose del passato, forse quella più famosa nel mondo e vista universalmente come positiva, e sostituirla con lo studio approfondito della Bibbia, come propone l’accademica, appare una follia. Ma è un segno di come un patrimonio molto importante possa essere a volte un fardello. A 25 anni dalla fine del comunismo, la Russia sta ancora facendo l’inventario di quello che ha ereditato, tra Vladimir Putin che rimpiange il collasso dell’Unione Sovietica, le icone dei Romanov, il ritorno della Guerra Fredda e il revival dell’ortodossia. In fondo, anche la guerra con l’Ucraina è stata una guerra sul passato, contro gli ex fratelli di Kiev che hanno dichiarato gli anni trascorsi insieme nell’Urss come tragedia coloniale e non paradiso perduto. E la vittoria nella Seconda guerra mondiale - un altro dei pochi pezzi della loro storia dove i russi si sentono indiscutibilmente dalla parte dei buoni - è il piedistallo sul quale il Cremlino basa le sue rivendicazioni geopolitiche attuali.

Il passato è talmente importante che il Cremlino ha istituito qualche anno fa una commissione che doveva lottare contro le “falsificazioni storiche” a livello internazionale, morta senza troppo clamore in una missione impossibile. Ma i russi dicono di vivere in un “Paese dal passato imprevedibile”, e può succedere di riportare nei libri di scuola Stalin e buttare Dostoevskij, e di trasformare il Museo del Gulag nell’ex campo dei detenuti politici a Perm nel museo delle guardie carcerarie, con comitive di secondini in pensione. Può succedere che l’86% dei russi applauda Putin per l’annessione della Crimea perché il ridimensionamento territoriale dell’impero è stato vissuto come un trauma nazionale. La Russia ha ereditato dal passato Tolstoj e gli SS-20, l’Ermitage e il Gulag, la raffinata Pietroburgo e la Siberia. Un patrimonio enorme, contraddittorio e ingombrante: non si riesce a fargli un inventario, si fa fatica a mantenerlo, è impossibile disfarsene senza perdere se stessi, come gli eredi della grande aristocrazia che congelano nelle dimore fatiscenti invece di trasferirsi in un trilocale. In Cina l’ablazione della storia compiuta dalla rivoluzione culturale ha paradossalmente facilitato la trasformazione di Deng. In Russia il dolore di dover rivedere il passato scoprendo che le sue glorie sono considerate da buona parte del mondo degli orrori, ha prodotto l’effetto opposto.


[Numero: 49]