giù le mani dal mio patrimonio

Immateriale ma “vivente”

Da oltre dieci anni, l’Unesco gestisce, accanto alla prestigiosa lista del patrimonio mondiale, che riguarda i monumenti e i siti, anche le liste del patrimonio culturale immateriale. Moltissimi Stati (170) hanno ratificato la Convenzione del Patrimonio Immateriale, che ha riscontrato un grande interesse in tutto il mondo.

L’idea che tutte le culture del mondo posseggano un patrimonio culturale di carattere immateriale trova la sua radice nelle ricerche dell’antropologia moderna, e in particolare nel lavoro dello studioso che ha rivoluzionato le scienze umane nel secolo scorso, Claude Levi-Strauss, che aveva definito come patrimonio le pratiche stesse delle comunità, più ancora che i risultati fisici o monumentali delle stesse.

Oggi, l’importanza di questo patrimonio culturale è universalmente riconosciuta, e il suo “statuto” è notevolmente cambiato da quando, fino a pochi anni fa, veniva definito come “folklore” o associato a riti tradizionali.

Diversamente dal patrimonio culturale monumentale, il patrimonio immateriale non può esistere senza una comunità di riferimento. In questo senso è spesso definito come “patrimonio vivente” e la sua salvaguardia è legata alla continuazione delle tradizioni della comunità. Se la comunità si estingue o si disperde, anche il patrimonio immateriale cessa di esistere.

La Convenzione del Patrimonio immateriale esiste ormai da 10 anni. In questo tempo, un grande lavoro è stato fatto per identificare, iscrivere e proteggere gli elementi del patrimonio e le loro comunità di riferimento, e per creare le capacità tecniche e istituzionali necessarie per la loro salvaguardia. Esempi di patrimonio immateriale sono presenti in tutte le regioni del mondo, e interessano una grande varietà di tipologie. Vi si trovano molti esempi di danze tradizionali, dal Tango argentino alla Capoeira brasiliana, al Flamenco. Numerosi sono gli esempi di canti tradizionali, come i canti dell’alentejo portoghese o il canto a tenore sardo, e le espressioni teatrali, come l’Opera di Pechino o il teatro Kabuki giapponese. Le arti tradizionali sono molto ben rappresentate, con elementi quali l’arte della costruzione delle giunche cinesi, l’arte della fabbricazione dei violini di Cremona, l’arte del batik indonesiano, e la tecnica di manifattura dei tappeti in molte parti del mondo, dall’Azerbaijian, alla Bulgaria, alla Francia. I riti, civili e religiosi, sono anche ben rappresentati nella lista, con esempi quali il Carnevale di Baraquilla in Colombia, i riti del Nawruz, la primavera, in Iran e nei paesi dell’Asia Centrale, le processioni dei Ceri in molte parti d’Italia, la cerimonia del caffè in Arabia Saudita e altri paesi del Golfo. Infine, di recente sono entrate nella lista alcune espressioni culturali di tipo gastronomico, come ad esempio la Dieta mediterranea che interessa l’Italia, la Spagna, il Marocco e molti altri paesi del bacino mediterraneo, la cucina tradizionale messicana del Michoacan e la pratica della gastronomia francese.


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