la spia è sempre accesa

Un bicchiere di Bourbon nel quartiere degli agenti Cia

Un giorno di novembre del 1998 al Capri, un ristorante italiano di McLean, Virginia, una cittadina quasi tutta abitata da agenti della Cia in villette singole, bianche, con giardino, incontrai il vecchio, allora quasi novantenne, Bob Montgomery, ex capo della stazione romana della CIA, la Central Intelligence Agency.

Lo avevo conosciuto a Roma. E fu lo stesso amico americano di allora a portarmi da lui. Bob era stato uno dei protagonisti dell’Intelligence statunitense nella guerra fredda e l’Italia era «uno dei paesi imperdibili, da difendere contro il comunismo», come diceva Bob.

Per arrivare a McLean si percorre la George Washington Parkway. Ad un certo punto un cartello stradale indica “George H. W. Bush Center for Intelligence”, la sede della Cia. La parola Cia non compare. Però tutti sanno che quel palazzo bianco, costruito in stile fine anni cinquanta, è laggiù, a poca distanza dal fiume Potomac con davanti le isole Sycamore e Snake.

La Cia ha sede al numero mille di Colonial Farm Road ma l’edificio, al di là dal fiume, fra gli alberi, appare solo quando si arriva nei paraggi. La lunga strada di accesso alla Cia è molto sorvegliata, ci sono diversi controlli prima di poter accedere all’ultimo: passaporto, nome del funzionario invitante, scopo della visita. È il primo di altri controlli che vanno dalle impronte digitali di entrambe le mani sino al cristallino dell’occhio. Dati già registrati al momento dell’ingresso negli Stati Uniti, ma per l’Intelligence è sempre meglio un doppio check di tutto il “file” del visitatore.

La Cia apre alle otto del mattino ma la fila per entrare è lunga e bisogna arrivare a destinazione molto prima. C’è un serpente di auto, guidate da funzionari e impiegati che spesso abitano nei dintorni, in Virginia o nel Maryland ( a Vienna, per esempio, città tutta Cia e Pentagono). Non è gente ricca, le ville sono in gran parte piccole, gli abiti indossati da grande magazzino (vanno sempre le grisaglie scure di Brooks Brothers), le camicie sono per lo più bianche. Blu e grigio scuro i colori più adatti, anche per le numerose agenti, funzionarie e semplici impiegate. Ma molti indossano giacche di tweed con jeans e sneakers, come Robert Redford, giovane nei Tre giorni del Condor, o vecchio in Spy Game.

Quando lavora in patria l’agente della Cia, guadagna sui diecimila dollari lordi al mese. Il Direttore dell’Agenzia mette insieme 200 mila dollari lordi l’anno. All’estero, sia per gli agenti operativi che per gli analisti, lo stipendio è molto più alto . Andare all’estero per l’uomo Cia è un bel salto di carriera e remunerazione, oltre che un grande privilegio. Il rappresentante ufficiale della Cia nei paesi stranieri e i suoi collaboratori, che compaiono nei ruoli diplomatici delle ambasciate, godono di un ottimo livello di vita lontano da Langley. E sono difesi dalla copertura diplomatica.

Chi rischia, soprattutto in certi posti come la Russia, la Cina e molte nazioni africane o asiatiche, sono gli agenti coperti, che agiscono senza alcuna protezione, da veri “secret agents”. Quello che fanno lo sanno solo il Direttore delle Operazioni e il Capo della Cia, oggi John O. Brennan, nato e cresciuto nello spionaggio, un uomo di grande intelligenza e di notevole coraggio, e ottimo erede di William Donovan, il fondatore della Cia. Le foto dei Direttori della Cia dal dopoguerra a oggi, sono appese nel corridoio del primo piano dell’Original Headquarters Building. Ma quel che fa più pensare nella sede Cia, nel North Wall del Quartier Generale, è la parete delle 113 stars, le stelle uguali a quelle che appaiono sulla bandiera americana, in memoria degli agenti morti sul campo, uomini coraggiosi e patrioti dal gran cuore, che hanno dato la vita per l’America. Fu uno di loro anche il leggendario William Francis Buckley, sequestrato per 14 mesi in Libano dai terroristi nel 1985 e ucciso, dopo una tremenda prigionia, nel 1987.

La Cia si divide in cinque direzioni chiamate Directorates: Operazioni, Analisi, Scienza e Tecnologia, Supporto, Innovazione Digitale. Se Donovan è stato il fondatore, se Allen Dulles è stato uno dei protagonisti della Guerra Fredda , George H. W. Bush, è stato uno dei capi più amati della Cia. E da presidente degli Stati Uniti ha sempre considerato l’Agenzia come la sua mano destra. Un amore ricambiato. Il 29 gennaio scorso il vecchio Bush, oggi novantunenne e ormai incapace di camminare, ha visitato la Cia in carrozzella. Che giornata radiosa per Langley, la sede centrale che Bush tanto amava e ama! Brindisi, ovazioni, porte degli uffici spalancate con i dipendenti in piedi nei grandi corridoi ad applaudire.

Nella mia lunga vita professionale da inviato, a Washington e a Roma, in America Latina, in Africa e in Medio ed Estremo Oriente, ho conosciuto alcuni agenti e capi stazione della Cia. Una di loro, prima di lasciare l’Italia, mi ha regalato una bottiglia di cristallo spesso e sei bicchieri pesanti, adatti a servire il bourbon whiskey con ghiaccio e soda, come nei bar di McLean. Bottiglia e bicchieri hanno lo stemma della Cia con l’Aquila americana, e troneggiano accanto al camino nella mia library a Pavia.


[Numero: 16]