la spia è sempre accesa

Tecnologici e umanisti gli agenti che ci servono

Quale è l’identikit della “spia perfetta”? Occorre anzitutto chiedersi di quale Intelligence abbia davvero bisogno - oggi ed ancor più domani - un Paese come l’Italia, democrazia chiamata a confrontarsi con le complesse dinamiche della competizione globale, e al contempo avamposto geografico a fronte di un lungo arco di instabilità che va dal Maghreb al Sud est asiatico.

Il compito dei professionisti dell’Intelligence è consentire alle autorità di Governo di arrivare prima che attori ostili agli interessi nazionali giungano a concretizzare i loro progetti. Significa dare “la dritta giusta al momento giusto”, allungando il campo al decisore politico.

Due anni fa abbiamo inaugurato la sezione “Lavora con noi” sul sito www.sicurezzanazionale.gov.it. Ci attendevamo interesse, abbiamo raccolto entusiasmo: sono stati oltre 7.000 i curricula inviati da giovani candidati che, oltre alla laurea, avevano conseguito diversi master e parlavano più lingue. Attraverso una procedura reclutativa fondata su trasparenza e merito, ne abbiamo selezionati pochissimi, immettendo così nel Comparto 30 nuove unità e creando una “riserva” da cui speriamo di poter attingere in futuro.

Persone che, prima di entrare a far parte dell’Intelligence, in molti casi erano impegnate in attività lavorative all’estero, in contesti privati ed istituzionali di rilievo. Un caso, questo, di modesto ma importante contributo al rientro di risorse d’eccellenza nel Paese. I nuovi 007 sono “armati” di competenze nei campi del cyber, dell’economia e della difesa. Conoscono lingue rare, sono esperti di analisi e hanno uso di mondo, ma soprattutto hanno equilibrio e capacità di guardare lontano. Cerchiamo persone concrete nel modo di pensare e di operare.

Il mondo universitario è un grande alleato. Attraverso la nostra Scuola di formazione stiamo investendo molto nel rapporto con l’Accademia, nell’eccellenza della Pubblica amministrazione e del mondo delle grandi imprese, creando una rete in grado di migliorare la nostra capacità di proiezione strategica. Agli studenti che incontriamo nelle Università in occasione del roadshow Intelligence live, raccontiamo chi siamo e cosa facciamo. Per “salire a bordo”, conta molto il fattore umano, avere coscienza di sé e della realtà. I Servizi non sono il viatico per l’onnipotenza né una stanza dei bottoni dalla quale si controlla o si determina tutto ciò che accade. L’Intelligence può e deve, sotto il controllo parlamentare, lavorare bene per centrare le priorità che le sono indicate dal Governo per proteggere gli interessi nazionali.

È necessaria l’abilità di lavorare sulla foglia, con la propensione a volgere lo sguardo alla foresta. Insegniamo ai nostri intelligence officers ad avere una sana dirompenza: non servono avanguardie arroccate ma teste di ponte per affrontare le sfide di un tempo liquido. Il segreto sta nel saper coniugare l’innovazione tecnologica con gli aspetti umanistici. Senso istituzionale e adrenalina culturale. Agli Agenti si richiede anche versatilità: se non si riesce a lavorare in squadra, si fa il gioco di chi ci vuole male. Fondamentale è poi la collaborazione sia con le Forze di Polizia sia con i Servizi esteri, compagni di strada con i quali condividere informazioni.

C’è infine un prerequisito basilare richiesto alla “spia”: essere innamorata del proprio Paese. Uomini e donne che fanno il proprio dovere. Non hanno James Bond negli occhi. Piuttosto - al pari degli altri servitori dello Stato - competenza nella testa e la Costituzione nel cuore. E non si stancano di cercare.


[Numero: 16]