mille e un iran

Pronti a cooperare con il Vaticano in difesa dei cristiani d’Oriente

Nel 1953, il governo del mio Paese ha istituito un ambasciatore presso la Santa Sede, aprendo la strada alla nunziatura apostolica a Teheran. L’Iran è stato tra i primi dei Stati islamici e asiatici ad avere questo rapporto ufficiale col Vaticano. E tutti gli ambasciatori e i diplomatici vaticani hanno sempre raccontato della bontà di questo legame, sotto tutti i punti di vista, sia prima che dopo la rivoluzione islamica.

Ora, ai tempi dell’Isis, per il Vaticano c’è un problema particolarmente tangibile in Medio Oriente, perché è a rischio la sopravvivenza del cristianesimo e della cattolicità. La paura è che, prima o poi, le condizioni precipiteranno a tal punto che i cristiani saranno costretti a lasciare quelle terre, senza capire bene quello che vogliono e possono fare le potenze occidentali per fermare questo processo. Oltre che per la preoccupazione per i fedeli, ovviamente per il Vaticano non è nemmeno pensabile non avere una presenza in Medio Oriente, culla del cristianesimo.

Così, alla Santa Sede è certamente utile e preziosa la presenza di un paese forte che si erga contro questo processo di decristianizzazione. Un paese forte come l’Iran, l’unico che può combattere senza esitazioni contro Daesh, in una realtà in cui ci sono paesi che sorreggono l’Is, come l’Arabia Saudita, e altri che per un motivo o per l’altro non si impegnano totalmente nella lotta. Questa situazione ha certamente contribuito in maniera determinante a cambiare l’atteggiamento della comunità internazionale nei confronti dell’Iran. E, va da sé, a rafforzare il legame con il Vaticano. Lo ha confermato di recente il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, quando, al ritorno da una visita da noi, ha affermato che la pace in Medio Oriente non è possibile senza il nostro Paese.

Tutto ciò è accompagnato da una maggiore predisposizione al dialogo della élite politica, dei media e anche dell’opinione pubblica, e certamente il Vaticano avrà colto questo aspetto e potrà esprimere più serenamente opinioni e intenzioni.

Ora il punto è come questa dinamica possa essere via per una vera e propria cooperazione e collaborazione Iran-Vaticano. Potrebbe non essere facile perché quello del Papa è uno Stato unico al mondo, con un governo unico al mondo, e le sue dinamiche sono particolari e diverse da tutte le altre realtà statali. Inoltre, qui non si tratta solo di religione, ma anche di geo-politica. Però, c’è una certezza: la volontà di apertura è certamente garantita dall’attuale vescovo di Roma e dallo stile del suo pontificato. Francesco è la personalità più popolare e influente nel mondo dal punto di vista della “creazione di ponti”, dell’”abbattimento di muri” e del “camminare insieme”.

(Testo raccolto da Domenico Agasso jr.)


[Numero: 17]