mille e un iran

Nel nome della ricerca sulle staminali gli scienziati sono già alleati

Seduti attorno a un tavolo, in un ristorante in cima alla 6° torre più alta del mondo, la Milad Tower, costruita nel cuore di Teheran nel 2008, scienziati di tutto il mondo discutono come colleghi che si conoscono da sempre. È la cena di gala della 4a edizione del più importante congresso internazionale dedicato alle neuroscienze che si svolge in Iran e che viene organizzato ogni anno dalla società iraniana di questa specializzazione. Tra gli ospiti e organizzatori ci sono ricercatori di ogni provenienza geografica, il consigliere scientifico del primo ministro iraniano, l’ex ministro della salute, ma anche il biologo Hossein Baharvand, direttore del Royan Institute, la più prestigiosa tra le istituzioni accademiche iraniane che si occupano di medicina riproduttiva e cellule staminali. Con loro anche Gianvito Martino, Direttore della Divisione di Neuroscienze dell’ospedale San Raffaele di Milano. Si parla di cellule staminali, delle ultime frontiere della ricerca dei trapianti nella cura di malattie neurodegenerative e la presenza di Martino è un’importante opportunità per il team di Baharvand che vuole portare il suo Istituto a rinnovarsi per competere nella ricerca biomedica.

Era dicembre e l’Iran aspettava impaziente di liberarsi delle sanzioni occidentali decise contro le ambizioni nucleari e militari del Paese. Trovato l’accordo diplomatico, la Persia di un tempo adesso vuole scollarsi di dosso l’etichetta di Stato assassino, instaurare nuovi rapporti commerciali con l’Europa e per fare questo deve dare gas al motore dell’innovazione tecnologica.

L’IRANIANO BAHARVAND: “COME RICERCATORI SIAMO TUTTI UGUALI”

L’ospite Gianvito Martino, in questo senso, è «ambasciatore» di speranze, pronto a collaborare per importare sapere e nuovi strumenti a quella parte di Iran che vuole uscire da un isolamento che non ha mai voluto e non si sente di meritare. È significativo che culture tanto diverse comincino a preparare l’auspicato dialogo a partire dalla condivisione del sapere, e del resto «come scienziati – sostiene Baharvand – siamo tutti uguali e abbiamo lo stesso obiettivo: il miglioramento della qualità della vita di uomini, donne e bambini».

A gennaio Ue e Stati Uniti hanno finalmente deciso di allentare le sanzioni finanziarie imposte all’Iran, negli ultimi nove anni, a causa del suo contestato programma nucleare. Il presidente iraniano Hassan Rohani è dunque partito per un giro d’Europa a cercare di siglare contratti commerciali. Forse l’aria sta cambiando davvero per l’Iran che cerca di presentarsi come portavoce di un Islam colto e «moderato», anche se è pur sempre un Paese che condanna a morte gli omosessuali e che sino a pochi anni fa dichiarava la volontà di «cancellare Israele dalla Terra».

La riabilitazione non sarà per né facile né rapida ma la popolazione la sente necessaria, soprattutto per sottrarsi alla vicinanza con il Califfato. Martino avverte nel collega Baharvand la volontà di condividere una missione che farebbe bene alla comunità non solo scientifica ma iraniana tutta intera. Sa che è una impresa irrimandabile ed è ottimista: «Per quanto l’Iran sia una teocrazia – spiega – è una nazione dove si sente straordinaria vivacità culturale, e sempre di più adesso che c’è volontà di riabilitarsi». Il racconto del neuroscienziato è di quelli che rovesciano gli stereotipi: «Visitando il Royan Institute ho incontrato tanti ricercatori accoglienti e preparati ma soprattutto tante ricercatrici che spiccavano per professionalità e preparazione: non si pensi che le donne che fanno ricerca lavorino con il chador o che interagiscano con l’altro sesso solo per interposta persona. E non si pensi che l’Iran sia la fucina del terrorismo mondiale, è solo una nostra superficiale e sommaria percezione che preoccupa molto gli iraniani che si rifiutano di essere percepiti così».

Così mentre Rohani discute con i ritrovati partner occidentali di economia, la comunità scientifica tenta invece di ricostruire il Paese cominciando a dare nuova linfa alla cultura. Baharvand, già vincitore del «Premio internazionale Unesco – Guinea Equatoriale per la ricerca nelle scienze biologiche» nel 2014, per le sue ricerche sulle cellule staminali, ci tiene a mettere in chiaro i valori della rivoluzione culturale di cui porta la bandiera: «La scienza è un’impresa umana collettiva, volta a scoprire la verità e alleviare le sofferenze del genere umano – spiega il biologo –, per questo riteniamo sanzioni e restrizioni semplicemente irragionevoli, a danno della qualità della vita delle persone, dal momento che tali misure impediscono il libero circolare delle idee, la collaborazione e l’accesso al sapere».

Non ha senso e convenienza per nessuno che la cultura e la scienza abbiano dogane e frontiere, sostiene Baharvand: «Abbiamo bisogno di collaborare a livello mondiale e ciò è a beneficio di tutta l’umanità, per questo stiamo cercando partnership come quella che vorremmo nascesse con Milano. Il Royan Institute ha già avviato collaborazioni reciprocamente vantaggiose con numerosi Istituti e Università di tutto il mondo: in Germania, Canada, Australia, Taiwan e Spagna».

Intanto l’invito in Iran è stato ricambiato e Baharvand e colleghi, «scortati» da Martino, sono stati ospiti del San Raffaele dove hanno avuto occasione di scambiare idee e progetti con i nostri medici.

L’ITALIANO MARTINO: «L’ISOLAMENTO COMMERCIALE LI HA PRIVATI DELLA TECNOLOGIA”

«Dobbiamo pensare – insiste Martino – che a causa dell’isolamento commerciale l’Iran, sino ad oggi, non ha potuto beneficiare nell’ambito della ricerca scientifica di quella tecnologia d’avanguardia che è stata sviluppata negli ultimi anni soprattutto in Occidente: i nostri colleghi iraniani hanno quindi un bisogno assoluto non solo di scambiare conoscenza ma anche di approvvigionarsi di tecnologia d’avanguardia che risulta indispensabile per la crescita della ricerca nel loro Paese e per permettere loro di poter competere ‘ad armi pari’ in un mondo sempre più globale». Poi conclude: «I ricercatori iraniani sono studiosi brillanti, mossi da quella sete pura di conoscenza che è tipica degli scienziati ‘apolidi’».


[Numero: 17]