quasi quasi mi faccio un seflie

Narciso

Ovunque, nelle piazze, al monte,

in riva al mare, frenetici i coatti

viziosi della foto ti impongono

deviazioni di strada, ti infilano

tuo malgrado negli sfondi, in pose

demenziali per il social rito delle proprie

mirabili gesta quotidiane. Ma l’apice,

il trionfo di un sé kitsch-patologico,

decerebrato, è il sé del cosiddetto

selfie, spesso strappato accanto

alla più effimera faccia da tv

o a un divo della nera col machete.

Il nobile genere, l’autoritratto,

scavato nelle pieghe di un volto

fino ai risvolti profondi, è scaduto

vilmente all’idea di prodursi

nella veste di un narciso

da impermeabile. Apparire, si sa,

è il comando, nel varietà totale,

nell’orizzonte piatto e virtuale

del proprio nulla o del proprio

vuoto bidimensionale.


[Numero: 48]