quasi quasi mi faccio un seflie

L’Homo sapiens lo faceva con le mani

Le foreste indonesiane nascondono un antico segreto che forse ci può spiegare un mistero: la nostra mania di farci i selfies. Alcuni colleghi australiani hanno recentemente datato pitture rupestri simili a quelle europee. I nostri antenati sapiens, di origine africana, erano arrivati da quelle parti circa 50 mila anni fa, nel loro lungo viaggio verso Oriente. Sembra che avessero già sviluppato una capacità che ci distingue da tutti gli altri animali: rappresentare il mondo con simboli e immagini generati nella nostra mente. La realtà che percepivamo con i nostri sensi, e che interpretavamo con i nostri schemi mentali, non ci bastava più. Sentivamo il bisogno di generarne un’altra. Nella grotta di Chauvet, in Francia, troviamo stupendi disegni di cavalli, rinoceronti e leoni dell’era glaciale. Nella grotta di Sulawesi, in Indonesia, ritroviamo immagini di babirussa, che sono ancora più antiche. Ma c’e qualcos’altro sulle pareti di quest’ultima grotta. Sono profili di mani realizzati 40 mila anni fa. Si ottengono appoggiando le mani alla parete e sputandoci sopra un liquido composto da polvere di ocra.

Nei millenni seguenti, in molte altre pitture rupestri, noi sapiens continuammo a rappresentare ossessivamente il profilo delle nostre mani. La volontà di apparire - e di lasciare un segno - si esprimeva anche dipingendo e tatuandoci il corpo, e adornandoci in molti modi. Pure i Neanderthal amavano indossare piume e artigli di uccello, e colorarsi il volto. Ma non pare che dipingessero grotte. Giocando ai paleopsicologi potremmo azzardare che, insieme a tanti altri fattori, anche questa minore propensione a esprimersi simbolicamente possa aver contribuito alla loro fine. Il desiderio di rappresentare noi stessi, e il mondo che ci circonda, ha costituito per noi un importante vantaggio evolutivo. Ci consentiva di generare sensazioni che ci univano attraverso la musica e l’arte, come testimoniato dal ritrovamento di flauti e di antiche statuine di veneri, insieme ad altre figure mitologiche. In questo modo ci stavamo collegando tra noi, per formare gruppi sempre più estesi. La chiave del nostro successo.

Era l’inizio della nostra trasformazione nell’organismo sociale che siamo oggi, quello che avrebbe conquistato il mondo. Ora quel mondo simbolico è supportato da Internet. Per lasciare un segno, possiamo usare il nostro smartphone per farci un bel selfie con gli amici o con il personaggio di turno. E poi condividerlo sulle reti sociali. Alcuni di noi considerano questa abitudine come una degenerazione dei nostri tempi. Ma si sbagliano. Forse si tratta della più antica espressione dei nostri caratteri di Homo sapiens.


[Numero: 48]