Pechino il ritorno di Confucio

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Tra il XIV e il XVII secolo, mentre l’Europa si lancia alla scoperta del mondo ma sotto il vessillo della rigida ortodossia religiosa al tempo stesso manda al rogo Giordano Bruno, la Cina conosce un’epoca di grande sviluppo economico e culturale: è la fase finale della dinastia Ming, quella in cui anche i rapporti tra uomo e donna beneficiano di un’apertura destinata a diventare un “dover essere” nel futuro segnato dal moralismo confuciano prima e comunista poi. A questo periodo, in cui fiorisce anche un’interessante letteratura erotica, risalgono i bei disegni su seta raccolti nel piccolo volume Il palazzo di primavera, arte e eros in Cina, pubblicati in Italia dall’Asino d’Oro Edizioni, un catalogo d’immagini che ricorda quelle del temporalmente precedente Kama Sutra indiano, l’enciclopedia amorosa della letteratura sanscrita. Cosa ci racconta il Palazzo di primavera al di là delle esplicite posizioni dell’accoppiamento illustrate con maestria calligrafica? Tanto per cominciare il sesso appare armonico e rigenerante, il momento di sintesi in cui uomini e donne si trovano anziché tentare di perdersi. Ci parlano poi della Cina di ieri e di oggi: le generazioni che sono cresciute con il Libretto Rosso di Mao e con i trattati di macroeconomia di Deng Xiaoping anziché con il Palazzo di primavera hanno schiacciato qualsiasi vocazione all’individualità, sesso compreso. Moralmente erede del più rigido confucianesimo, il Partito comunista cinese ha diffuso pochi mesi fa un nuovo codice etico per il suoi 88 milioni di membri che vieta rigidamente il sesso fuori dal matrimonio, i lauti banchetti e le lunghe partite a golf nei club da super ricchi. L’ultimo aspetto infine riguarda la donna; secondo Mao le compagne amavano indossare l’uniforme anziché abiti femminili. Ma ad ascoltare le nuove femministe, come Wei Tingting e le altre quattro arrestate mesi fa per le battaglie per l’emancipazione, sembra piuttosto il contrario, le donne sono stufe delle lezioni “machiste” del partito. E allora, a guardare le fanciulle delle illustrazioni erotiche d’epoca Ming che hanno sì i piedi piccoli simbolo della coercizione patriarcale, ma che conducono il gioco sessuale e ne dettano i tempi, viene da pensare che forse nel futuro cinese c’è più passato di quanto immaginiamo.


[Numero: 20]