Per favore non aprite la mia scatola nera

Social come i nuovi Drive-in: gli adolescenti si difendono così

Nel 2006 mi trovavo in California settentrionale, e chiacchieravo con degli adolescenti su come usassero i social media. In quell’occasione ho conosciuto Mike, un quindicenne che amava YouTube e descriveva con passione il video Extreme Diet Coke and Mentos Experiments (in italiano “esperimenti estremi con la Coca Cola Light e le Mentos”). Parlando, scherzando e continuando a navigare, Mike si è girato verso di me con un’espressione seria e mi ha chiesto: «Mi fai un favore? Puoi parlare con mia mamma e dirle che non faccio niente di male su internet?». Io non ho risposto subito, così si è spiegato meglio: «Cioè, lei crede che tutto su internet sia negativo, ma tu sembri aver capito che non è così. E sei adulta. Ci parlerai?». Io ho sorriso e ho promesso di farlo.

Gli adolescenti che ho incontrato sono attratti da social media popolari come Facebook e Twitter o da tecnologie mobili come applicazioni e sms per motivi completamente diversi: al contrario di me e degli early adopter (i “pionieri” di internet), che evitavamo la nostra comunità locale passando il tempo in chat e forum, la maggior parte degli adolescenti oggi va in rete per comunicare con le persone della propria comunità. La loro partecipazione al web non è eccentrica, ma completamente normale, anzi è data per scontata. Gli adolescenti utilizzano i public (gli spazi pubblici in rete), per essere parte di un mondo più ampio comunicando con altre persone ed essendo liberi di muoversi.

Analogamente, molti adulti temono le tecnologie in rete per gli stessi motivi per cui sono diffidenti riguardo alla partecipazione degli adolescenti alla vita pubblica e alla socializzazione nei parchi, nei centri commerciali e in altri luoghi in cui s’incontrano i giovani. Se c’è una cosa che ho imparato dalle mie ricerche è che i servizi di social media come Facebook e Twitter danno agli adolescenti nuove opportunità di partecipare alla vita pubblica, ed è questo che, più di ogni altra cosa, preoccupa molti adulti ansiosi.

Gli adolescenti vogliono stare con gli amici seguendo condizioni dettate da loro, senza la supervisione di un adulto, e in pubblico. È paradossale come i public in rete che frequentano permettano loro una privacy e un’autonomia impossibile a casa, dove spesso genitori e fratelli origliano. Riconoscere questo è importante per capire il rapporto degli adolescenti con i social media. Anche se molti adulti non la pensano così, la passione degli adolescenti per la vita sociale attraverso i social media non è un rifiuto della privacy. È possibile che gli adolescenti desiderino godere dei vantaggi di partecipare a uno spazio pubblico, ma apprezzino anche l’intimità e la capacità di controllare la propria situazione sociale. La loro capacità di raggiungere la privacy è spesso minacciata da adulti ficcanaso, soprattutto genitori e insegnanti, ma gli adolescenti fanno di tutto per sviluppare strategie innovative per gestire la propria privacy nei public in rete.

I social media permettono un tipo di spazio pubblico incentrato sulle esigenze dei giovani, spesso inaccessibile in altri modi; ma, essendo molto visibile, può destare preoccupazione negli adulti che guardano gli adolescenti che cercano la propria strada.

I social media che gli adolescenti usano sono i diretti discendenti dei punti di ritrovo in cui gli adolescenti da decenni si incontrano. Facebook, gli sms, Twitter, la messaggistica istantanea e altri social media rappresentano per gli adolescenti di oggi quello che il drive-in negli anni Cinquanta o il centro commerciale negli anni Ottanta rappresentavano per gli adolescenti di allora.


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