diamo i numeri la matematica che serve alla italia

Mancano gli insegnanti: ci vuole un piano speciale

Così bella, così fondamentale per tante discipline, per lo sviluppo del meta-pensiero, della logica, eppure così trascurata e odiata da tanti studenti italiani. Che quando devono scegliere le facoltà universitarie spesso evitano accuratamente (e incoscientemente) quelle che impongono anche un minimo di matematica. Perché? Perché da molti, troppi anni la matematica è forse l’anello più debole del nostro sistema scolastico. Pochi insegnanti, che spesso ruotano, e che a volte non hanno ricevuto la preparazione necessaria per far appassionare i giovani ad una delle materie più difficili da insegnare. Facile far appassionare su una citazione di Kant o Sartre, su una poesia di Montale, un romanzo di Moravia o di Flaubert. Molto più difficile fare scoprire la bellezza di un teorema, la semplicità e l’eleganza di una equazione che da sola racchiude in sé piccoli grandi segreti della fisica e del mondo che ci circonda. La matematica apre la mente, apre mondi e anche opportunità. Ma molti giovani non lo scopriranno mai. Cosa si può fare? Occorre partire dalla scuola. La riforma della “Buona scuola” varata pochi mesi fa ha già fatto un passo avanti. Avendo dato finalmente agli istituti l’autonomia per poter approfondire materie che reputano importanti e “costruirsi” un organico adeguato, potranno dare più spazio a questa materia così importante e c’è da augurarsi che molte scuole coglieranno questa opportunità.

Ma resta il nodo della disponibilità (e preparazione) dei docenti. Sono pochi i professori di matematica nelle graduatorie. In parte perché non sono molti quelli che escono dalle facoltà, in parte perché i migliori tra questi spesso preferiscono andarsene a proseguire le loro carriere all’estero, nelle Università e nei centri di ricerca stranieri o nelle multinazionali, dove sono valorizzati (e pagati) molto di più. A Oxford, Cambridge, Harvard, Stanford, Berkeley se ne incontrano moltissimi. Bravissimi. E allora ci vorrebbe un guizzo, un’idea innovativa. Per esempio un piano straordinario di formazione, attrazione e reclutamento di una nuova generazione di professori di matematica. Che passi attraverso varie iniziative, ma anche, perché no, una forte incentivazione economica. Nelle Università americane i professori più difficili da trovare, quelli che vanno strappati alla concorrenza di aziende private, vengono attratti anche con incentivi monetari differenziati. Perché non possiamo immaginare un percorso speciale di questo genere, per affrontare una urgenza speciale: quella di portare nelle classi dei nostri figli i professori di matematica più preparati e motivati del mondo, magari strappandoli anche alle Università straniere?

Sarebbe un sogno. E resterà tale, perché allo stato delle cose non è possibile. Significherebbe infrangere le regole della contrattazione collettiva, riaprire uno scontro con i sindacati e forse con una parte importante del mondo della scuola che ha già passato molti travagli. Eppure qualcosa bisognerà fare. Nel frattempo non resta che raccontare, informare, provare ad appassionare con le storie, le esperienze, sperando di accendere la scintilla nei ragazzi che presto dovranno fare scelte importanti per il futuro.


[Numero: 18]