Per favore non aprite la mia scatola nera

Ma com’è bello sapere che tutti sanno tutto

Mi raccontava vanitosa mia zia Carla di quando, un mattino del 1951 era entrata zitta zitta da un tabacchi a comprarsi un malloppo di cambiali, di averle furbescamente nascoste nella fodera della blusa, e senza dare nell’occhio di essersi presa la corriera per la città, così che prima di mezzogiorno era in un salone della Piaggio a prendersi una Vespa, primissima femmina del paese. La Vespa non se l’era portata a casa, bisognava aspettare certi golosi accessori, ma prima di sera c’era già sua cugina la Tilde che era andata a trovarla per le congratulazioni, e dopo cena erano arrivati i parenti maschi a discutere di quella Vespa, e l’indomani alla fabbrica erano già tutti lì alla sirena a chiedere e a discutere e a malignare, perché a quel tempo gli operai maschi andavano ancora in bicicletta. Per come la raccontava, la parte più bella della sua epopea vespista era quella, il fatto che tutti sapevano tutto del suo gesto, istantaneamente e misteriosamente al corrente prima ancora che si vedesse qualcosa. Era così il paese a quel tempo, che nessuno si poteva fare i cazzi suoi, ed era in vigore la collettivizzazione bolscevica delle fortune e delle disgrazie, e la cosa era altamente gratificante, e rassicurante, perché nessuno era mai solo. Sei giorni fa mi sono comprato sul net una nuova forcella per la bici, stupenda, bisogna che trovi il tempo per montarla. L’indomani il mio sito preferito dell’informazione e uno che mi piace di meno, una farmacia e una libreria on line, il mio account di posta erano già tutti entusiasti della mia forcella. Mi chiedevano cosa ne pensavo e mi proponevano un sacco di cose bellissime da metterci insieme. Un po’ appiccicosa la cosa, ma io sono come la Carla, mi rassicura e mi gratifica non essere solo. Che tanto lo so che quando mai mi lasciassero in pace lo faranno nel momento sbagliato.


[Numero: 19]