Pechino il ritorno di Confucio

La Marcia verso il Mediterraneo, contro gli islamici di marca uigura

A partire dal 2008, la crisi economica associata alla destabilizzazione politico-sociale in Nord-Africa e Medio Oriente, e quindi l’impressionante ondata migratoria in Europa meridionale, hanno prodotto un arco di tensione che costituisce una seria minaccia per quei paesi, esterni alla regione, che hanno sviluppato una forte presenza nell’area, Cina inclusa. Ciò proprio quando a Pechino gli addetti ai lavori hanno cominciato a guardare al Mediterraneo, dizhonghai, come a una piattaforma cruciale per il futuro stesso della Repubblica Popolare.

La crisi delle economie europee sta offrendo ai capitali cinesi, pubblici e privati, ottime opportunità di investimento che, in alcuni casi, hanno anche un alto valore simbolico in termini di prestigio, come la recente acquisizione di Pirelli da parte del gruppo ChemChina.

Se l’Europa rappresenta una delle principali destinazioni delle esportazioni e degli investimenti cinesi, i mercati del Medio Oriente e del Nord Africa sono diventati progressivamente più importanti per Pechino. L’export cinese ha infatti conquistato quasi tutti i paesi, dal Marocco all’Iran, superando presenze tradizionali come Francia e Italia anche in mercati strategici quali Algeria o Egitto. A ciò si aggiunge il fatto che, secondo i dati dell’International Trade Center, nel 2014 il 44% del fabbisogno energetico totale della Cina proveniva dal Mediterraneo. Questa tendenza, nonostante gli enormi sforzi del governo cinese per la diversificazione di fornitori e fonti di energia, sembra destinata a crescere, legando i bisogni energetici di Pechino ai produttori della regione. L’instabilità del Mediterraneo ha peraltro un’influenza diretta non solo sull’economia, ma anche sulla sicurezza interna della Cina. Secondo gli analisti di Pechino sono sempre più stretti i collegamenti tra il separatismo della minoranza musulmana uigura dello Xinjiang, la grande provincia occidentale della Cina, e l’ISIS. Il Jane’s Defence Weekly (una delle pubblicazioni dell’influente società di consulenza IHS) stima che circa duemila terroristi uiguri siano andati in Siria dal 2013 per ricevere addestramento e lanciare quindi la guerra santa contro Pechino. Tutti questi fattori stanno spingendo la Cina ad assumere un ruolo più incisivo nella regione per promuoverne la stabilità e così tutelare i propri interessi. Il sostegno alle operazioni di peacekeeping dell’ONU nel Mediterraneo (che impegnano il 72,5% del personale cinese schierato nel mondo), la forte cooperazione di intelligence con vari paesi e la crescente presenza militare – con la prima base navale all’estero in costruzione a Djibuti – indicano chiaramente che la Cina sarà in futuro un attore sempre più presente e rilevante nel Mare Nostrum.


[Numero: 20]