diamo i numeri la matematica che serve alla italia

Giochiamo a contare i giorni di scuola che restano e i piselli avanzati a mensa

«Maestra, cosa facciamo oggi?».

«Oggi facciamo matematica».

«Nooo!». (faccina disperata). «Che schifo!». (faccina rassegnata).

Ecco, basta questo rapido e consueto scambio di battute per fotografare come viene accolta la matematica tra i banchi. La scuola primaria è il primo ambiente educativo dove i bambini e le bambine incontrano, o si scontrano, formalmente con la scienza dei numeri. Si può intuitivamente comprendere quanto sia importante il modo in cui viene presentata ed insegnata fin da subito (e quanto si dovrebbe investire sulla preparazione degli insegnanti): un incipit che lascerà un segno e creerà un atteggiamento verso la materia che accompagnerà gli studenti per il resto del percorso formativo. Evitare imprinting negativi o dannosi: è quello che mi auspico tutte le mattine davanti ai miei venticinque alunni di sei/sette anni che mi aspettano con gli occhi spalancati. Cosa facciamo quindi in classe per instaurare un rapporto di amicizia con la matematica? Semplice: giochiamo! Giochiamo a cantare i numeri e le forme; giochiamo a inventare storie con le cifre; giochiamo a fare percorsi spostandoci come grossi elefanti per l’aula; giochiamo a fare i robottini che seguono istruzioni semplici per arrivare ad un risultato; giochiamo a fare i programmatori di questi robottini, giochiamo a far finta di essere gli uomini primitivi che devono pascolare le pecore senza perderne una e senza conoscere i numeri; giochiamo a fare domande e a cercare risposte. E poi giochiamo a contare qualsiasi cosa: dai sassolini raccolti in giardino ai biscotti della merenda, dagli spicchi del mandarino alle zampe dei conigli del giardino, dai piselli rimasti nel piatto in mensa ai giorni passati da quando siamo arrivati a scuola. Del resto cos’è l’essenza della matematica se non un grande gioco creativo, con regole spesso complicate, in cui tutto alla fine deve tornare? Ho verificato durante i miei anni di lavoro che l’atteggiamento positivo verso la matematica passa attraverso l’aspetto ludico, la scoperta della sua presenza e utilità intorno a noi, l’osservazione della meraviglia dei suoi trucchi e del suo rigore: tutto questo i bambini devono avere la possibilità di toccarlo con mano. E quando capiscono che con la matematica ci si può divertire e che grazie a lei possono accadere cose vantaggiose, come arrivare in orario al cinema o acquistare un numero giusto di caramelle per far contenti tutti gli amici, la sensazione di distacco e di timore improvvisamente svanisce. La matematica come qualcosa di quotidiano. Comodo. E conveniente. In classe usiamo dadi giganti per decidere chi compilerà calendari verticali ed orizzontali attaccati alle pareti, chi conterà i presenti e calcolerà gli assenti con la calcolatrice che, per fortuna, abbiamo sempre con noi (le nostre dita!), chi registrerà il suo nome su tabella a doppia entrata e compilerà un istogramma del tempo atmosferico e un ideogramma sulla situazione della dentizione in classe. Abbiamo ruote di cartapesta colorate sul ciclo dei giorni della settimana, dei mesi e delle stagioni da aggiornare quotidianamente. In questo modo in prima sanno già fare somme sui dadi, sottrazioni per trovare il numero degli assenti, leggere e compilare tabelle e grafici, ordinare dentini caduti… rigorosamente divertendosi. Si sentono protagonisti, motivati e contenti. Fanno matematica in un contesto ludico e informale, che poi assumerà di anno in anno un aspetto più formale e astratto. Senza perdere il suo fascino e senza dimenticarsi che l’errore fa parte del gioco. Perché sbagliando s’impara: e questo, per fortuna, è ancora il bello della scuola.


[Numero: 18]