Eppure ho imparato molto dall’Italia

Q uando Cédric Villani si aggira in qualche simposio di insigni matematici, nelle più sperdute destinazioni del mondo, una cosa è certa: non passa inosservato. Alto e dinoccolato, lunghi capelli, al collo porta perennemente una lavallière, quel foulard d’altri tempi, con i due fiocconi laterali. Non solo: va pazzo per le spille (meglio se vistose) a forma di ragni, per lui «esseri straordinari, eppure poco amati». Qualcuno lo ha soprannominato il “Lady Gaga della matematica” o il matematico pop. «È il mio look, niente di più. Ai miei colleghi non importa nulla: per loro contano l’originalità delle mie scoperte e il rigore delle dimostrazioni». Perché Cédric è soprattutto uno dei matematici più brillanti attualmente in circolazione: medaglia Fields nel 2010, una sorta di Nobel della disciplina, strappato a 37 anni.

Matematica come Boltzmann – L’equazione che porta quel nome è una delle specialità del matematico francese. Siamo in realtà nell’ambito della fisica statistica. «L’equazione di Boltzmann descrive come evolve la distribuzione delle velocità e delle posizioni delle particelle in un gas, non troppo denso – spiega Villani, in diretta dal Camerun, dove si trova per uno dei suoi svariati viaggi -. L’equazione, ad esempio, è utilissima per l’aeronautica. Ma la sua importanza va oltre le applicazioni industriali: serve a spiegare qualitativamente il fenomeno irreversibile dello scorrere del tempo su una scala macroscopica».

Matematica come Italia – «La matematica è una scienza e a suo modo un’arte: ovunque si sviluppano delle scuole. A livello mondiale l’equazione di Boltzmann è una specialità francese e italiana». Villani non è per niente pessimista sul destino della matematica made in Italy. «Nella vostra scuola, la frontiera tra le diverse materie è porosa: si mescolano più facilmente matematica e fisica, analisi e probabilità. Tutto questo ha avuto un’influenza molto positiva sul mio percorso». Perché il giovane Cédric iniziò le sue ricerche con gli italiani. «Uno dei primi risultati, di cui sono molto fiero, lo ottenni in collaborazione con Giuseppe Toscani, un matematico dell’università di Pavia».

Matematica come Francia – I genitori di Villani erano professori di letteratura. «Ma la matematica mi è sempre interessata. Ho avuto alcuni insegnanti, che hanno contribuito a questa passione, perché non seguivano i programmi, ma riuscivano a motivarci con problemi particolarmente difficili». Ragazzo timido e ipersensibile (prima di “sbocciare” alla Normale di Parigi, compresa l’apparenza da poeta maledetto ottocentesco), ha seguito una brillante carriera scolastica e poi come ricercatore e docente, tutta nel pubblico. Oggi dirige l’Institut Henri-Poincaré a Parigi. «I matematici del mio Paese vengono dietro solo a quelli degli Usa, per una serie di criteri, tra cui il numero di premi e l’impatto degli articoli scientifici. I francesi amano l’astrazione e sono intransigenti: talvolta un po’ troppo! Ma nella matematica aiuta».

Matematica come Scuola – Nonostante questo, nell’ultima inchiesta Pisa sulla preparazione nella disciplina dei quindicenni, la Francia si è posizionata appena sulla media dei Paesi Ocse (e perdendo terreno). Come migliorare? «Un po’ ovunque, non solo da noi, si riducono nelle scuole le ore di matematica a vantaggio di nuove attività: questo è un primo problema. Poi, conta la qualità degli insegnanti e qui entrano in gioco vari criteri: come vengono selezionati, le loro condizioni di lavoro. Infine, per attirare i giovani, bisogna trovare un giusto mix fra concetti e giochi e occorre spiegare le finalità della matematica. Oggi il successo delle più grandi imprese del mondo si basa su formule matematiche. E le società hi-tech si lamentano perché non sono disponibili a sufficienza ricercatori della materia. Diciamole queste cose!».

Matematica come Poesia – Villani ama citare le parole di Sof’ja Kovaleskaja, matematica russa dell’Ottocento: «Nessuno può essere un matematico, se non ha l’anima di un poeta». Cédric paragona spesso la sua disciplina alla poesia, anche nel romanzo “Théorème vivant”, da lui pubblicato nel 2012. «In entrambi i casi sono importantissimi l’immaginazione, il gusto per le strutture e le costrizioni. E poi il potere conferito alle parole e ai concetti».

Matematica come Ossessione – «La creatività, anche nella matematica, può accompagnarsi a un’ossessione. E succede che questa sia distruttrice. Ha avuto riflessi negativi anche sulla mia vita sociale». Villani, comunque, oggi è felicemente sposato con una ricercatrice di biologia e ha due figli. Ma a 21 anni un’ambulanza lo portò d’urgenza in ospedale, mentre studiava all’École normale supérieure di Parigi: la diagnosi fu un grave pneumotorace. Allora Cédric lavorava di notte, dormiva pochissimo. Ed era impegnato come presidente degli allievi. «Facevo troppe cose, non necessariamente legate alla matematica. Riuscii a superare quel difficile momento. Avrebbe potuto rappresentare la fine della mia carriera scientifica».

Matematica come Musica – Come tanti matematici, anche lui adora la musica. «Stamani ho ascoltato il concerto per pianoforte n. 5 di Beethoven, preceduto dalla settima sinfonia. Mi piace la musica classica, ma anche il rock, il pop, la canzone francese. Recentemente mi sono appassionato all’hard rock sinfonico. Ho assistito a Singapore a un concerto della band finlandese Nightwish. Magnifico». Il suo rapporto con la musica è al centro di “Les Coulisses de la création”, testo uscito l’anno scorso, che raccoglie le sue conversazioni con il compositore Karol Beffa.

Matematica come Europa – Villani ha appoggiato la socialista Anne Hidalgo, oggi sindaco di Parigi, durante la campagna elettorale. Ma in realtà la sua fede politica si concentra soprattutto sull’Europa. Anche in questo, visti i tempi che corrono, è un po’ démodé, come le lavallière che porta al collo. «La fase attuale resta così difficile, sebbene la prospettiva di un Brexit sembri ormai evitata. Io resto un partigiano fervente dell’Europa unita. Rimane uno dei miei ideali». Perché un matematico sogna, ama, soffre, lotta. Al di là delle cifre. Chi l’avrebbe mai detto.


[Numero: 18]