diamo i numeri la matematica che serve alla italia

Calcolo e comprensione: le vere difficoltà dei ragazzi

Eravamo in casa, una sera, io e la mia famiglia, e leggevamo il giornale con il resoconto dei test Pisa sul livello di conoscenza della matematica dei liceali italiani. A fianco di piccoli indicatori di miglioramento, si continuavano a registrare debolezze evidenti: come mai eravamo sempre sotto la media? E soprattutto, come mai dopo anni e anni di resoconti abbastanza simili tra loro nessuno aveva mai pensato di proporre una soluzione, di avviare un’azione concreta per invertire questa tendenza? È nato così il progetto di Redooc.com, una start up interamente dedicata allo studio della matematica, ma strutturata in modo tale da coinvolgere i ragazzi e da essere adottata come metodo di lavoro da sempre più scuole italiane, grazie anche alla collaborazione e al sostegno del Ministero dell’Istruzione.

«Miracolo, ho preso sei, non pensavo fosse possibile», questo è il genere di reazioni che arriva dai ragazzi. Anche i professori restano sorpresi, soprattutto quando suona la campanella e vedono i loro studenti ancora seduti, oppure coinvolti a tal punto sulla risoluzione del problema da non rendersi neanche conto che la lezione è finita. Il principio su cui si basa Redooc è molto semplice: è vero, il futuro dei nostri ragazzi dipende molto dalle materie scientifiche, ma la metà dei loro problemi dipende dal non capire bene la lingua italiana. Tra le maggiori difficoltà che incontrano c’è quella di interpretare la famosa “consegna”, il testo del problema, perché hanno una carenza strutturale della capacità di lettura e interpretazione della domanda, perché leggono velocemente, in modo superficiale, non riflettono. Redooc invece lavora sull’uso del linguaggio quotidiano, non utilizza vocaboli desueti, ma costringe a uno sforzo interpretativo in più. Una domanda-tipo, ad esempio, è: “Quale dei seguenti passaggi non è corretto nella soluzione dell’equazione?”. In questo modo il loro problema non si riduce al trovare l’incognita “x”, ma a strutturare un percorso logico che poi li porterà alla soluzione. La matematica non può ridursi a un mero uso del calcolo, ma deve portare alla strutturazione di capacità logiche. Costringiamo i ragazzi a riflettere prima di rispondere, perché una domanda negativa è una complessità più grande, che ti fa allenare a complessità crescenti.

Mappe mentali, cartoni animati, video strutturati con più livelli di difficoltà, giochi di squadra: grazie alla semplice presenza di una Lim in classe, o di un proiettore e quattro tablet, o anche di smartphone è possibile adattare la piattaforma a tutta la classe. È un po’ come il libro, non è necessario che venga aperto contemporaneamente da tutti e 25: il professore ne ha una copia, altri ascoltano, altri ancora hanno le fotocopie e se le passano. Usando il modo di pensare dei ragazzi, anche cambiare l’approccio alla matematica è più semplice. Non hanno bisogno di sfinirsi nell’apprendimento del calcolo, la loro fatica si deve concentrare piuttosto sul capire i problemi, interpretarli e trovare una strategia di soluzione. Per questo usiamo la tecnica delle difficoltà crescenti, non solo in matematica, ma anche a livello linguistico. Perché se non si capisce che tipo di operazione bisogna fare, come si fa poi a eseguirla?


[Numero: 18]