Gli italiani che fanno figli

Un tavolo grande e una cucina

Lo so io com’è una famiglia come si deve dove c’è gusto a essere dei figli e c’è anche gusto a farli. È una casa e dentro la casa una cucina abbastanza grande per un tavolo così grande che una tovaglia non basta ma per coprirlo per bene ce ne vogliono due. Nella casa c’è sempre qualcuno che va e viene per tutto il giorno e nella cucina c’è sempre qualcosa che bolle, che frigge o che so io, e la sera intorno a quel tavolo ci sono una bisnonna stravecchia e misteriosamente saggia, e una nonna che sa tutto della vita e della morte, e un nonno che ti insegna a fare le cose e guai se fai i malestri, due zie o anche due zii uno diverso dall’altro ma non troppo grandi, che si fidanzano e ti fanno i regali di nascosto, un padre che non fa tanti discorsi ma lavora tanto e quando si fa la barba è anche bello, e una madre che sa fare le punture e non piange mai, e poi almeno una sorella che rompe; questo di normale, ma certe sere ci sono anche degli altri zii e prozie, cugini che spuntano non si sa da dove, e allora nel tavolo si sta stretti e c’è il rischio che qualcuno ti viene a mangiare nel piatto. Però in quella casa e a quel tavolo non si è mai troppi, forse perché siccome si è sempre in tanti e ognuno ha parecchie cose da fare e non è che possono starti sempre alle costole col fiato sul collo eccetera. Ah, nella casa c’è sempre un posto dove mettersi a fare i compiti e un posto dove mettersi a non fare i compiti. Ora, tutto questo l’ho visto con i miei occhi quando io ero figlio, ma da allora nessun figlio l’ha mai più potuto vedere, tanto per cominciare oggi non lo vendono nemmeno un tavolo così, e poi nessuno lo vorrebbe comprare perché non c’è una cucina dove poterlo mettere né una casa che abbia posto per una cucina adatta allo scopo. E nemmeno abbastanza miseria e ignoranza per far funzionare tutto quanto in quella famiglia, in quella cucina attorno a quel tavolo.


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