come è profondo il male

Quella scintilla negli occhi e l’abbaglio della “violenza giusta”

Spingono il carrello all’aeroporto con sopra le valige, e se non fosse per quei guanti neri, che indossano sulla mano sinistra, sembrerebbero viaggiatori normali. Ma non lo sono. Accanto ai due ragazzi, giovani uomini, c’è un altro, senza guanto, con un cappello in testa. I primi due sono dei terroristi suicidi, a capo scoperto (non gli importa poi molto di essere inquadrati dalle telecamere dell’aeroporto). Non partiranno mai. Si faranno esplodere tra poco. Perché? Perché sono dei martiri. Da qualche parte nel mondo – a Londra, a Parigi, al Cairo, a Beirut, chissà dove? – un predicatore ha spiegato loro che così diventeranno dei santi. Non importa se uccideranno uomini e donne, forse dei bambini o dei ragazzi come loro. Gente innocente. No, non sono innocenti quelli che moriranno, sono degli infedeli; il successo della loro azione dipende solo dalla loro morte: non da coloro che uccideranno. Solo così si giustifica la morte degli altri, delle persone che si trovano ora nell’aerostazione. Gli è stato detto: «se non morirai, potresti essere un assassino». Ma la morte è il martirio. Permetterà loro di entrare nel Paradiso promesso dal Profeta. Sarà come un dono fatto alla causa, un gesto altruistico quello che scaturirà dalla loro azione. La violenza che ne nasce è solo un effetto conseguente della purezza che hanno scelto. La violenza non l’hanno scelta loro, gli ha detto il predicatore, ma il Regno del Male, i corrotti paesi occidentali, loro e la crociata sionista che fa capo all’America, e ora ai paesi Europei. Loro sono invece quelli che offrono le loro giovani vite per amore; è un atto di altruismo uccidersi.

Nel fermo immagine del filmato di cui abbiamo visto sui siti web, non si vedono bene le espressioni dei due giovani uomini con il carrello. Avranno avuto paura? Probabile, perché farsi esplodere con un detonatore portando valigie cariche di esplosivo non è una cosa facile da accettare. La sete di vendetta ha armato la loro mano, in senso letterale, perché la vendetta è quello che occorre per ricambiare i torti che gli infedeli fanno da secoli al popolo dei credenti. Sono delle vittime e ora le vittime si ribellano armando la loro mano, come i fratelli in Iraq, in Siria, in Libia, ovunque nel mondo sia necessario replicare al torto: occhio per occhio, dente per dente. In Occidente, da tempo, si predica, o predicava, un’altra idea: la miglior vendetta è il perdono. No, i ragazzi dell’assalto al Bataclan quelli che hanno sparato con i kalashnikov su dei loro coetanei, quelli che si sono fatti esplodere allo stadio, questi che guardo nel fermo-immagine, o quello che hanno arrestato, non vogliono perdonare, vogliono la vendetta, perché questa è la parola che viene loro insegnata. Vendetta è violenza, ma violenza giusta. Se così non fosse si proverebbe un senso di colpa a pensare di far morire tante persone che non sono combattenti, soldati, poliziotti. Non il senso di colpa, ma la vergogna, ecco cosa provano i “martiri” che si fanno esplodere, vergogna della sconfitta durata così a lungo. Lo provano come i loro predecessori, i colti studenti giapponesi che mentre l’Impero stava affondando nelle battaglie del Pacifico si sono lasciati convincere a salire su aeroplani poco maneggevoli e a gettarsi contro le navi americane. Migliaia di ragazzi che avevano studiato Hegel e Kant, letto Goethe e Schiller, suonato la musica di Beethoven. Perché non è vero che sono solo i poveri e disperati a farsi esplodere con le cinture imbottite di esplosivo; più spesso, dicono gli studiosi del terrorismo, sono persone che hanno studiato, anche benestanti, non degli esclusi. Se la povertà e l’ignoranza provocassero immediatamente il terrorismo suicida, allora tutto il mondo, città per città, metropoli per metropoli, periferia per periferia, sarebbe in subbuglio. Non è né la povertà né la follia a indurre a questa violenza estrema che comporta la propria cancellazione fisica, ma qualcosa d’altro, che si fa fatica a capire, che non appartiene a nessuna razionalità, perché ci sono cose per cui non c’è una spiegazione semplice ed efficace. La violenza del terrorista suicida è una di queste. Domande inevase sotto quelle mani guantate. Nere già a lutto.


[Numero: 22]