gli italiani che fanno figli

Non volere figli e non sentirsi in colpa

Liberi di non desiderare figli e liberi di non averne. Per scelta. «Essere Childfree», sintetizza un modo di essere, un’attitudine, uno status. Non si giudica, non si critica, non si appunta, non si opina. Semmai si può discutere per cercare di capire e farsi capire. Non volere e non voler neppure per questo doversi giustificare: è un movimento discreto e orgoglioso quello dei “Childfree”, donne e uomini che per i motivi più vari non hanno inserito la procreazione tra le proprie aspirazioni esistenziali. E che quotidianamente si sentono sotto attacco: dei parenti, degli amici, della società, degli sguardi e delle parole di chi, in ufficio, al lavoro o in palestra, prima o poi arriva a rivolgere l’inevitabile e detestata domanda: «E tu, quando farai un figlio?».

Età media tra i 30 e i 45 anni, molti fidanzati, conviventi e una bella fetta di sposati da diversi anni, in maggioranza donne ma non mancano i maschi che testimoniano piccoli e grandi disagi, frequentano il forum e le pagine Facebook di “Childfree Italia” e le piazze virtuali cercando confronto e conforto: «Sono convinta che l’essere madre sia solo una delle tante esperienze possibili nella vita di una donna e che nessuna debba sentirsi incompleta se non vuole o non può intraprendere questo percorso», scrive Minerva84,. Greyflowers aggiunge: «I Cf sono donne e uomini che non desiderano figli, non ne sentono la necessità e non desiderano occuparsene. Non sono alieni o persone strane o egoisti: hanno solo preso coscienza che allevare figli non è per loro». Per Cri.cri84 «significa scegliere senza lasciarsi condizionare dalle regole sociali». Non sentirsi discriminati, dopo che il tema è stato amplificato dalla - maldestra - campagna sul “Fertility day” promossa dal Ministero della Salute. Mancanza d’istinto materno o paterno, timore di rompere l’appagamento nel rapporto a due, trovare piaceri e felicità nelle proprie passioni, negli hobby e, in numero crescente, nell’accudimento di un animale. Non c’è un senso generalizzato di fastidio nei confronti dei più piccoli. Ma nel segreto dei forum c’è chi ammette di non sopportare i bambini e nella bacheca di Facebook vengono ostentatamente postate segnalazioni di hotel, ristoranti o eventi in cui i minorenni non sono graditi.

Precariato, mancanza di sostegni alla maternità o di asili nido non c’entrano nulla: l’unica motivazione - incomprensibile agli altri - sta proprio nel non sentirsi fatti (o pronti?) per quel ruolo e quei compiti. «A novant’anni c’è chi mi chiede se ho rimpianti, ma non è un sentimento che mi appartiene – mi ha detto un giorno nel suo scanzonato toscano Margherita Hack dopo aver scherzato con un ragazzino incrociato per strada – . In tanti, lo vedo negli occhi della gente, vorrebbero sapere perché non ho figli. Ma la risposta potrebbe lasciarli delusi: mio marito Aldo e io non li abbiamo voluti, perché entrambi non avevamo questa vocazione. Non mi manca non essere stata una madre: non è una cosa che sentivo mia. Da sempre mi attirano più i gatti che i bambini, ma non penso sia una colpa».


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