La giovinezza infinita

Nel business della Quarta Età, dieci anni in meno per tutti

Ogni mattina Felimina Rotundo si alza dal letto, si veste, fa colazione, e alle sette in punto comincia a lavorare nel College Laundry Shoppe di Buffalo, stato di New York, vicino al confine col Canada. Fino alle sette di sera pulisce i vestiti e fa il lavaggio a secco. Sei giorni a settimana, con la sola eccezione della domenica.

Fino qui, poco di strano. Forse non sono molte le persone che lavorano undici ore al giorno, ma esistono. Felimina però è nata nell’agosto del 1915, 101 anni fa, e non ha alcuna intenzione di andare in pensione. «Qui - ha spiegato alla televisione locale WGRZ - parlo con la gente, faccio servizi. Significa stare in giro. Alzarti la mattina e dire “ho del lavoro da sbrigare”, genera qualcosa di buono per la tua vita». Non solo, ma la sua esperienza personale l’ha convinta che tutti gli anziani dovrebbero essere più attivi: «Troppa gente va in pensione troppo giovane. Io non credo che le persone debbano stare sedute e fare nulla. È una perdita di tempo».

Senza entrare nel dettaglio dei diritti sindacali di chi invece a cinquanta o sessant’anni preferisce sedersi sulla panchina al parco, Felimina Rotundo non è più un’eccezione alla regola da libro dei primati. Magari di centenari attivi come lei non ce ne sono un esercito, ma è indubbio che la vita si è allungata, e quindi anche il modo di concepire la terza età. Negli Stati Uniti ormai da tempo si dice che «oggi i quarant’anni sono i nuovi trent’anni», e da qui a cascata deriva che dovremmo tutti toglierci almeno un decennio dalle spalle. Questa longevità ha un chiaro impatto sul sistema previdenziale occidentale, che fra pensioni e sanità rischia il fallimento dal secolo scorso, ma la questione va anche oltre. Negli Usa ormai è nato quello che potremmo definire il “business della terza età”, o anche della “quarta”, che in sostanza si preoccupa di rendere più attive, piene, divertenti e magari anche produttive, le nostre vite allungate.

Negli Stati Uniti il 14% della popolazione ha più di 65 anni, e il numero è destinato a raddoppiare: 43 milioni nel 2012, cioè uno su sette, che diventeranno 83 milioni nel 2050, cioè uno su cinque. Il 65% dei baby boomers, ossia la numerosissima generazione nata fra il 1946 e il 1964, ha in programma di continuare a lavorare dopo l’età della pensione, in parte per necessità, e in parte per scelta. Lo richiede la crisi del sistema pensionistico, ma anche la volontà di restare attivi. Il 60% delle università americane offre corsi a costo zero agli anziani che vogliono accrescere la propria cultura, o acquisire nuove capacità lavorative.

Il “business della terza età” però non si limita solo al lavoro, e neppure alla costruzione delle case di riposo per sostituire gli ospizi. L’amore, ad esempio, non ha età, perciò sono nati siti come Seniorsmeet, che favoriscono gli incontri romantici e magari i matrimoni tra gli anziani.

Questo significa lune di miele per la terza età, o comunque viaggi di persone entrate negli “anni dorati”. Che la tendenza a muoversi sia in aumento lo dimostra il fatto che i Centers for Desease Control di Atlanta hanno costruito una pagina internet per dare consigli ai turisti anziani. Ad esempio, la metà dei casi di tetano negli Usa colpisce persone sopra i 65 anni, mentre il vaccino per la febbre gialla è sconsigliato sopra quella età.

Se si viaggia, a maggior ragione si fa sport. E non solo per diletto, o perché l’ha ordinato il medico. Nel 1985, sotto gli auspici del Comitato olimpico americano, è nata quella che oggi si chiama National Senior Games Association. Obiettivo: organizzare vere competizioni per anziani. Per chi invece ha obiettivi più spirituali, la Third Age Foundation di Santa Barbara offre un percorso chiamato “Seven steps to rising energy”, per realizzare gli “unfinished business” della vita. In sostanza ripassare la nostra esistenza, pensare alle cose che avremmo voluto o dovuto fare, e riprenderle in mano per concluderle bene. La vita, così, ricomincia a sessant’anni.


[Numero: 21]