La giovinezza infinita

“L’algoritmo della vecchiaia felice si sceglie tra i 55 e i 65 anni”

«Il modo migliore per invecchiare è non invecchiare: può apparire banale, ma ho imparato che la qualità della terza età dipende completamente da te. Dipende dalle scelte che fai negli anni tra i 55 e i 65: è in quel momento che scegli l’algoritmo, il programma, con cui imposti come passare il tempo che ti rimane. Se dici a te stesso “Ecco, sono vecchio, sono arrivato alla fine” allora smetti davvero di vivere». Scoprire l’età della felicità: dal 2010 è il pallino fisso di Vladimir Yakovlev, 57 anni, giornalista e fotografo russo tra i fondatori del “Kommersant Newspaper” e ideatore del progetto “The age of happiness”, una sorta di censimento di testimoni dell’invecchiamento attivo. Paracadutisti e ballerini, surfisti e arrampicatori, maestri di yoga e maratoneti: centinaia di ultrasettantenni che hanno fatto spallucce ai capelli bianchi, incontrati e immortalati in tutto il mondo.

«Io sono cresciuto in una società in cui i 50 anni segnano l’inizio della vecchiaia, e così a traguardo raggiunto mi è venuta la curiosità di conoscere cosa mi stava aspettando. Sarei rimasto in salute? Avrei ancora potuto cambiare qualcosa della mia vita? O dovevo rassegnarmi al fatto che non sarebbe più accaduto nulla di bello? Ho così cominciato a cercare persone di 80, 90, 100 anni che vivevano bene e in buona salute, che si godevano la quotidianità e avevano cervelli in movimento.

Tutti sanno cos’è l’infanzia, cos’è l’adolescenza, cos’è l’età adulta, ma questi 25 anni in più, visto che ora si è vecchi a 75 anni e non più a 50, sono completamente sconosciuti. Una nuova epoca che non sappiamo come gestire e impiegare. Siamo ancora molto energici e in salute, ma non sappiamo come utilizzare queste risorse». Taccuino alla mano e macchina fotografica al collo Vladimir ha dato vita al suo pellegrinaggio in questa nuova senilità. Creando una community attorno a un sito internet e a una pagina Facebook, prima di pubblicare libri, allestire mostre e arrivare a organizzare un festival, di cui la seconda edizione è già prevista dal 30 settembre all’8 ottobre a Dudva, in Montenegro. E dove sarà possibile stringere la mano a John, l’inglese che ha cominciato a prendere lezioni di balletto a 80 anni e a 87 è diventato un ballerino professionista. Oppure a Doris, la donna che a 100 anni fa arrampicata industriale scalando grattacieli di 20 piani. O anche a Madonna, una signora di quasi 90 anni che ogni anno partecipa all’Ironman, un massacrante tris di nuoto, bicicletta e corsa. «Non è facile generalizzare, ma un filo conduttore tutte queste persone ce l’hanno: non hanno mai smesso di progredire, non sono arrivati al punto in cui nulla di sorprendente gli accadeva più. Non si sono aggrappati al passato. Hanno deciso di crescere e andare avanti, facendo cose mai fatte prima: nuovi esercizi, nuove attività, nuovi mestieri... E hanno continuato a cambiare anche dentro se stessi. Conosco un uomo cinese che oggi è incredibilmente flessibile, è strepitoso. Era rigidissimo, aveva trascorso la maggior parte della vita lavorando in una vetraria in Cina, quindi aveva anche i polmoni in pessime condizioni. E poi a 57 anni ha iniziato a fare Tao Yoga cinese. E ora ha 75 anni, è in ottima salute, e fa cose incredibili. Ciò che accomuna tutti è che qualsiasi cosa abbiano intrapreso, l’hanno cominciata dopo i 50 anni». Come Felix, che sulle spiagge di San Francisco è salito per la prima volta su un tavola da surf a 56 anni e ora, a 82 anni, continua a varcare le onde e ad affrontare il mare, con l’unica premura di non allontanarsi troppo dalla riva. O come Andrey, arrivato a 52 anni senza aver mai fatto sport, che dopo aver iniziato a correre per una scommessa con un amico a 74 anni ha completato la maratona del Polo Nord, non sentendosi più l’etichetta di persona mediocre che l’aveva accompagnato per mezzo secolo. «Una cosa è sicura: nessuno di loro vorrebbe ringiovanire. Perché la qualità della loro vita è in realtà migliore rispetto a quando avevano 20, 25 o 30 anni. Allora avevano problemi di carriera, incombenze sociali, poca esperienza, non molta saggezza, fragile consapevolezza dei veri valori. Mentre ora vivono in modo completamente differente: si sentono loro stessi al cento per cento, padroni e artefici del proprio presente».


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