Come è profondo il male

Il crimine in mostra

A prima vista sembrano quasi marionette danzanti quell’uomo coi baffi o quella donna con il grembiule, ti accorgi solo dopo che si tratta di cadaveri, ripresi sul luogo del delitto alla fine dell’800 da Alphonse Bertillon, pioniere parigino della fotografia forense, inventore di un sistema di riconoscimento adottato dalle polizie di mezzo mondo. Così come sembra quasi una bandiera al vento quel fazzoletto bianco che in realtà è stato utilizzato per strangolare nel 1907 una tal signora Ducrot, a Vaud, in Svizzera. Questa volta l’immagine reca la firma di Rodolphe Reiss e viene dagli archivi della polizia di Losanna. Sono due degli undici casi-studio snocciolati dalla mostra Sulla scena del crimine, curata da Diane Dufour a Camera, centro per la fotografia di Torino (fino al 1 maggio). L’esposizione va dalle ingiallite foto ottocentesche dai lunghi tempi di esposizione ai fulminei scatti digitali dei droni in Pakistan nel 2012 e nelle sue immagini ritroviamo tra l’altro la prima guerra mondiale, la Sacra Sindone, il processo di Norimberga, i gulag sovietici, le distruzioni di Koreme in Iraq e quelle di Gaza in Palestina. La fotografia, sembra dire la mostra, non documenta solo la violenza nel momento drammatico in cui essa si consuma, ma è fondamentale per ricostruirne le prove, quando è già avvenuta e non ci restano che tracce più o meno labili. La fotografia in certi casi non solo ri-costruisce una verità, ma a volte la costruisce a futura memoria, basti pensare alle immagini che gli alleati catturano, nel 1945, entrando nei lager nazisti e che saranno prove inconfutabili contro ogni negazionismo al Processo di Norimberga. La mostra mette in luce anche un altro aspetto legato alla natura della fotografia: non è detto che immagini realizzate a scopo di documentazione, come sono quelle della fotografia forense, siano poi tanto diverse da quelle realizzate per fini estetici o artistici. E la risposta è forse tutta in quel fazzoletto di Rodolphe Reiss che non stonerebbe in qualsiasi mostra d’arte più o meno contemporanea.


[Numero: 22]