La giovinezza infinita

Era donna, e non aveva mai saputo guardare più in là del giorno dopo

Lei sospirò. Sì, lo amava. Per la prima volta dopo lunghi anni vedeva in un uomo qualcosa di diverso da un’avventura senza domani. Finalmente, un uomo le offriva di tenerla per sempre vicino a sé, si rassicurarla, difenderla da se stessa, e lei era mortalmente stanca di quella continua ricerca d’amore che era diventata la sua vita. Contare ansiosamente le vittorie, ogni giorno più precarie e difficili, vedere avvicinarsi ogni giorno il momento della vecchiaia e della solitudine… che incubo! Finalmente avrebbe trovato un rifugio sul petto caldo e forte di un uomo, non legata per un attimo a un passante, ma di nuovo vicino a un secondo Richard. Chinò il viso. Lui fissava la sua delicata bocca dipinta, ansiosa, dagli angoli contratti. Ma lei non rispondeva.

«Insieme saremmo felici… Siate mia moglie…» ripeté Monti.

«È una pazzia» disse lei debolmente.

«Perché?».

Gladys non rispose. Il matrimonio… La sua data di nascita… Lui aveva trentacinque anni, e lei… Neanche mentalmente riuscì a pronunciare la cifra esatta. Fu invasa da una vergogna folle, straziante. No, mai, mai!... E se, nonostante questo, lui l’avesse sposata, come scacciare il sospetto che volesse solo il suo denaro, che un giorno l’avrebbe abbandonata, non subito forse, né dopo un anno, ma magari dopo dieci… Passavano così in fretta, gli anni… E allora… Lui sarebbe stato ancora giovane, e lei… «In fondo è un miracolo, una proroga che Dio mi concede» pensò disperata. «Ma basterà un giorno di malattia, la febbre, la stanchezza, e mi risveglierò vecchia, vecchia, vecchia… E lui lo saprà…».

«No, no,» disse con dolcezza «questo no… Non possiamo continuare ad amarci così, senza obblighi, senza legami di sorta?».

«Se mi amaste,» ribatté lui freddamente «quei legami vi sembrerebbero dolci e naturali. Se tenete a me, Gladys, dovete sposarmi».

Lei pensò allora che forse, grazie al suo denaro, e rischiando lo scandalo e il ricatto, era possibile contraffare sui documenti d’identità quella data che assillava le sue veglie, i suoi sonni e i suoi sogni… Era donna, e non aveva mai saputo guardare più in là del giorno dopo.

Con quel suo sorriso incantevole e languido, disse a Monti:

«Tengo a voi più di quanto non crediate, tesoro mio…».

Ci fu un fidanzamento ufficiale e qualche tempo dopo Gladys partì, ritornò nella cittadina dov’era nata e si procurò una copia dell’atto di nascita, raschiò via una cifra su una data, e in base a quel documento truccato fece modificare tutti quelli che le erano stati rilasciati nel corso della vita. Quando ebbe ottenuto che li cambiassero tutti, tornò nel suo paese natale e là uno scrivano compiacente adeguò il certificato di nascita agli altri documenti d’identità. Le costò una fortuna, ma alla fine, nella primavera del 1931, Gladys era ringiovanita ufficialmente di dieci anni. Di dieci anni soltanto, perché in un certo luogo c’era la tomba di marmo di una bambina che portava una data menzognera, e tuttavia indelebile…

Dieci anni. Poteva dichiarare quarantasei anni, ancora dieci più di Monti. Quell’età, quella macchia, quel delitto continuava a tormentarla. Per l’uomo che amava avrebbe voluto essere una bambina, ancora una debole, fragile bambina, stretta tra le sue forti braccia. Avrebbe dovuto essere indulgente, materna, mentre lei voleva essere amata e ammirata, preferita a tutte le altre, non come un’amica né come una moglie, ma come un’amante, come la radiosa fanciulla di un tempo.

Non ebbe mai il coraggio di sposare Monti.


[Numero: 21]