Ci manca tanto unUtopia

I buoni repubblicani mangiano cavoli

Progetto di città

Si devono tracciare tre cerchie di mura: la prima comprende il centro della città, la seconda comprende i quartieri periferici e i grandi fabbricati, la terza comprende i viali e i quartieri suburbani.

A seconda della cerchia variano le dimensioni delle costruzioni, comunque sottoposte all’approvazione di un comitato di Edili, che deve sorvegliare l’osservanza degli statuti del Garantismo, secondo quanto qui esposto.

Le tre cerchie sono separate da filari di alberi, prati e piantagioni, che non devono impedire la vista.

Ogni casa del centro cittadino deve disporre di cortili e giardini, cioè di un’estensione di terreno non costruito almeno pari alla superficie costruita.

Questo spazio libero dovrà essere il doppio nella seconda cerchia detta periferica e il triplo nella terza cerchia chiamata suburbana.

Ogni casa deve essere isolata, presentare una facciata regolare su ogni lato, con ornamenti di diversa importanza secondo le tre cerchie. I muri divisori nudi non saranno ammessi.

Lo spazio minimo di isolamento tra i due edifici deve essere almeno di tre tese (circa 6 metri) per ogni edificio, fino al muretto divisorio che fa da confine tra il terreno dell’uno e il terreno dell’altro.

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L’altezza delle costruzioni tra il livello stradale e la base della capriata non potrà superare la larghezza della strada: su una strada larga nove tese non si potrà costruire una facciata di nove tese perché un raggio visuale non può elevarsi a più di 45 gradi.

Le vie dovranno aprirsi su paesaggi campestri o su monumenti di architettura pubblica o privata: la monotona scacchiera sarà bandita. Alcune vie saranno curve, tortuose per evitare l’uniformità. Le piazze dovranno occupare almeno 1/8 della superficie. Metà delle vie dovranno essere alberate, ciascuna con piante diverse.

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Educare al gusto

La prima scuola del fanciullo, la cucina, nella Civiltà gli viene impedita. Io la pongo al primo posto, perché vi sono stimoli più forti che in qualsiasi altro luogo. La cucina esercita nel bambino lo spirito e i sensi, perché al piacere dell’attrezzatura in miniatura si unisce l’influenza della gola, passione dominante nelle prime fasi dell’infanzia, da zero a nove anni.

Certo i bambini non sono golosi né di carni né di ragù ma piuttosto di creme dolci; d’altronde sotto il nome di Cucine Seriali io comprendo tutti i laboratori di commestibili, ivi compresi quelli di pasticceria, di lavorazione della frutta, di latteria, che sono i luoghi più attraenti per il bambino; la bottega del pasticciere è per lui il paradiso terrestre ed è al Seristerio della pasticceria che si trova la prima scuola dei Pargoli e dei Bimbi. Il giardino e l’orto, eminentemente utili all’educazione del fanciullo, sono inutilizzabili per una parte dell’anno; mentre la cucina è costantemente in attività.

Giunto all’età del ragionamento, tra i sei anni e mezzo e i nove, sarà in cucine più che in ogni altro luogo che il bambino imparerà la progressione graduale, o scala delle fantasie.

Sarà necessario iniziare al più presto il bambino a tutte le raffinatezze di coltivazione e di cucina e fargliene distinguere le gradazioni: sistema opposto all’attuale saggezza che convincerebbe un bambino che «tutti i cavoli nascono con uguali diritti e che un vero repubblicano deve mangiare senza critiche né lodi tutte le qualità di cavoli, per il trionfo delle sane dottrine».


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