metti le mani nella terra e ritroverai te stesso

Anche una zuppa può aiutare i rifugiati siriani

Il progetto di Soup for Syria è nato progressivamente, un giorno in cui ero nel mio appartamento a Beirut e avevo terribilmente freddo. Quella notte non sono riuscita a dormire pensando alle famiglie di rifugiati nelle loro tende a Bekaa. Come avrebbero potuto combattere un inverno così rigido? Non potevo andare avanti con la mia vita e ignorare la loro. Durante la messa della domenica, un amico che lavora presso le Nazioni Unite mi parlò di un campo profughi vicino a noi e mi diede il contatto di una persona che avrei potuto chiamare. Sono andata a visitare il campo profughi, senza sapere realmente cosa aspettarmi o cosa avrei potuto fare per aiutarli. La visita mi ha permesso di avvicinarmi al problema e mi ha incoraggiata a trovare un modo per alleggerire la loro pena. Così ho cominciato a fare foto ai rifugiati e a parlar loro di cibo. Sono una scrittrice di libri di cucina e una fotografa: è stato naturale per me. Un giorno, una mia cara amica, anche lei molto preoccupata per la situazione nei campi profughi, mi ha detto che avrebbe voluto cucinare zuppe per i rifugiati. Entrambe facciamo parte del Convivium Slow Food di Beirut, di cui sono presidente, e abbiamo deciso di andare al mercato dei produttori ad acquistare gli ingredienti e cucinare la sua zuppa ai rifugiati di Hamra. Settimana dopo settimana, è nata così l’idea di scrivere una raccolta di ricette di zuppe!

Ho ricevuto donazioni e ricette da tutto il mondo, inserendone 80 nel libro: molte sono scritte da chef celebri, ma ho voluto includere anche una selezione di ricette inviate da amici, parenti, fan di Facebook, che hanno dato un grande supporto al progetto. Alcuni volontari sono venuti a casa mia e abbiamo cucinato insieme centinaia di zuppe per provarle e fotografarle. Non avrei mai potuto fare tutto questo senza l’aiuto dei preziosissimi volontari. Con il denaro che raccolgo attraverso la vendita, acquisto cibo presso un grossista locale e lo distribuisco ai rifugiati.

Il mio editore statunitense, Michel Moushabeck, della Interlink Books, ha deciso immediatamente di far parte del progetto e di portarlo a livello internazionale. La casa editrice è stata in grado di contattare numerosi e celebri chef e questo ha fatto la differenza.

Sono ormai cinque anni che continua la crisi dei rifugiati in Siria e, senza possibilità di pace, la maggior parte degli oltre quattro milioni di rifugiati non ha speranza di tornare a casa.

Il libro Soup for Syria ha permesso di raccogliere fondi per l’UNHCR, nel tentativo di dare un contributo al comparto alimentare. L’UNHCR ha garantito che il 100% dei fondi sarà utilizzato per l’acquisto di derrate alimentari. Date anche voi il vostro contributo al progetto, ogni gesto è un passo avanti per l’umanità. Ognuno di noi può ritagliarsi un momento per fare un esame di coscienza e sono sicura che troverà il modo che più gli si addice per aiutare. I rifugiati contano. E insieme possiamo fare la differenza.


[Numero: 45]