metti le mani nella terra e ritroverai te stesso

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Cosa c’entrano la musica da camera, gli indios Kayapò e Bororo del Brasile, l’abitudine di cuocere i cibi e un giaguaro gentile? Nulla, verrebbe da dire. Se a tenerli insieme non fosse lo sguardo visionario di Claude Levi-Strauss, antropologo a suo modo mitico e pioniere delle ricerche sul campo. Come un direttore d’orchestra che usa variazioni sul tema solo per rafforzare l’idea di fondo della sinfonia, in Il crudo e il cotto (Il Saggiatore, 2016), Levi-Strauss utilizza una sterminata ricognizione di miti, leggende e racconti delle popolazioni indios del Brasile (partendo da un mito di riferimento) per mostrare come essi richiamino strutture mentali simili (e innate) in soggetti e società diverse. In particolare dall’insieme dei miti proposti emerge come il passaggio dallo stadio di natura a quello civilizzato sia avvenuto grazie alla cottura del cibo.

Si scopre così che il segreto del fuoco e della carne arrostita l’ha portato un giaguaro gentile. Mentre è una stella fattasi donna che ha insegnato agli uomini a cucinare il mais (prima di tornare in cielo per sfuggire alle bramosie maschili). In entrambi i casi il cibo si fa elemento di congiunzione tra mortale e immortale (la cottura permette di interrompere temporaneamente la putrescenza degli alimenti). E per una società che esce dallo stato di cultura, qualcuno ci rientra: in una delle versioni del mito, il giaguaro gentile, tradito dall’uomo che aveva preso come figlio adottivo, torna a cacciare con le zanne e a mangiare carne cruda. Da allora il fuoco è rimasto solo nei suoi occhi.


[Numero: 45]